27 gennaio 2014

Le teleferiche dei masi alti

Una spartana teleferica a fune. Ancora oggi molti masi fanno buon uso di questo mezzo di trasporto dei carichi.

"Il cavo della teleferica che picchia giù nella Val di Mules attestandosi sulla nuova
strada che viene dal paese, è il tenue collegamento diretto con il mondo. Il carrello
vien dalla valle in una buona mezz'ora di avventura aerea superando un dislivello
di cinquecento metri. Nei giorni di vento non ci si azzarda a metterlo in moto."
(Aldo Gorfer, "Gli eredi della solitudine", Cierre
Edizioni, Sommacampagna (VR), 2003, pag. 120)
Ma fino agli anni Settanta il filo d'ac-ciaio era l'unico collegamento "tecno-logico" col mondo del fondovalle. Il sistema si affermò con la diffusione delle funi d'acciaio a basso costo, probabilmente nella seconda metà dell'Ottocento.
Anche se manovrata a mano, mediante un argano mosso a forza di braccia, la teleferica permetteva un bel risparmio di fatica e fu molto apprezzato soprat-tutto nei masi posti su pendii ripidi, dove un sensibile dislivello poteva es-sere vinto con una fune relativamente breve.
Questo tipo di teleferica semplice era impiegato anche per calare a valle il legname dei boschi non serviti da mulattiere percorribili dai traini equini.

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