10 maggio 2014

Per mantenere il filo della falce.

L'attenzione che i contadini dedicavano alle condizioni della falce era costante e giustificata. strumenti_attrezzi
Il portacote era considerato un oggetto personale, come la pipa, e poteva
assumere fogge anche molto elaborate.
Nell'economia agricola di montagna il fieno ottenuto dallo sfalcio estivo dei prati era un bene prezioso, anzi indispensabile.
La sua scarsità avrebbe messo in discussione la sopravvivenza stessa della famiglia.
Solo una abbondante scorta permetteva agli animali della stalla di passare l'inverno senza morire di fame.
Per l'impiego sul campo l'incudine portatile veniva piantata direttamente
nel terreno del prato.
In casa, invece, veniva solitamente infissa in un ciocco di legno o in un
masso appositamente forato.
E per ottenere fieno di buona qualità serviva una falce bene affilata, in grado di assicurare un taglio senza sbavature.
Per questo la lama della falce andava tenuta sempre perfettamente affilata.
Per la manutenzione "ordinaria" durante l'intera giornata di lavoro ciascuno portava appesa alla cintura il portacote e la cote (pietra) con cui durante lo sfalcio veniva frequentemente ripassato il tagliente della lama.
A quella "straordinaria", invece, si provvedeva lasciando ai margini del prato due strumenti da usare per riparare i danni degli impatti con le pietre e le erbe selvatiche più dure: il martelletto e il battilama, una sorta di leggera incudine portatile da infilare nel terreno.

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