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| Con il bilanciere alla fontana pubblica (Pergine 1915). |
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| Il bilanciere era un bastone di legno appositamente curvato per favorire l'equilibrio tra i due carichi appesi alle sue estremità. |
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| Prima dell'arrivo dell'acqua corrente il trasporto dell'acqua in casa e nelle stalle fa- ceva parte delle incombenze quotidiane, ed era uno dei compiti faticosi di cui si oc- cupavano le donne. |
Doveva essere leggero ed elastico (per flettersi assecondando il passo del portatore senza spezzarsi sotto il carico dei secchi pieni).
👉Nella tradizione alpina il legno più utilizzato era il frassino per la sua straordinaria elasticità e la sua ottima resistenza meccanica, doti che lo rendevano perfetto per sopportare continue flessioni. Per bilancieri più leggeri o di emergenza si utilizzavano il nocciolo e il salice, per la loro facilità di lavorazione e alla flessibilità dei loro rami giovani. L'abete o il larice non erano molto adatti ma venivano talvolta usati per ragioni di pura reperibilità locale, sebbene meno elastici e più soggetti a spaccature rispetto al frassino.
👉La forma del bilanciere era il risultato di secoli di ottimizzazione ergonomica ed era caratterizzato dall'incavo centrale. Il bastone (lungo solitamente tra i 110 e i 130 cm) presentava una curvatura o una svasatura centrale appositamente sagomata per adattarsi alla forma del collo e delle spalle del portatore e distribuire la pressione in modo uniforme.
Le due estremità erano ricurve: i due bracci del bilanciere tendevano leggermente verso il basso. Alle estremità erano intagliate delle profonde tacche (incavi) o erano fissati dei ganci e delle catenelle (o corde).
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| Un campionario di tacche per appendere il secchio al corpo del bilanciere esposto al museo etnografico di San Michele all'Adige, in Trentino.. |
In alcune zone del Tirolo storico, al Wasserjoch venivano agganciate delle cinghie o corde dotate di particolari anelli in legno (Holzösen) che permettevano di regolare rapidamente l'altezza dei secchi da terra in base alla statura di chi attingeva l'acqua alla fontana del paese.
👉Tra i più diffusi termini dialettali trentini e tirolesi sono da segnalare:
Bigól (o Bigol): è il termine più diffuso e comune in molte valli trentine (dalla Valsugana al Vanoi, fino alle valli occidentali). Deriva direttamente dalla tradizione veneta (dove il termine indica il giogo per i secchi) ed è imparentato con il latino bi-colum (oggetto a due colli/estremità).
Trage: termine dialettale tirolese legato al verbo tragen (portare). Spesso combinato in forme locali per indicare specificamente il trasporto a spalla di pesi. Wasserjoch (o anche Tragjoch): letteralmente "giogo dell'acqua" è invece il termine tedesco più descrittivo. Il concetto è lo stesso del giogo dei buoi (Ochsenjoch), ovvero uno strumento per ripartire lo sforzo.
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| Donne col bilanciere per prendere l'acqua al lavatoio pubblico di un piccolo centro in Cadore. |





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