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12 maggio 2026

"L'alimentazione contadina alpina" - in un libro

Ed è un libro che piacerà molto agli escursionisti consapevoli: a chi, camminando tra i resti di antichi terrazzamenti e baite, vuole visualizzare la vita quotidiana che pulsava nelle terre alte.
Il libro "L'alimentazione contadina alpina. Produzione e con-
sumo alimentare nella montagna lombarda  (1800-1960)
" di
Michele Corti (ed. Festivalpastoralismo, 2026) esplora l'evo-
luzione della dieta rurale alpina dall'arrivo della patata (nel
1800) alla fuga dalla montagna (dopo la WW1). Il testo di
oltre 400 pagine, arricchito da foto storiche,  mostra la tran-
sizione dalla sussistenza (segale, orzo, polenta) alla moder-
nizzazione che portò all'abbandono delle terre alte.
Un libro adatto non solo agli appassionati di storia locale e tradizioni, agli antropologi e ai sociologi del cibo ma anche agli escursionisti consapevoli: per chi, camminando tra i resti di antichi terrazzamenti o baite, vuole visualizzare la vita che pulsava in quei luoghi.
Se cerchi un libro che spieghi come mai i nostri antenati mangiavano in un certo modo e come il cibo abbia plasmato il paesaggio delle Alpi, questa è una lettura imprescindibile. Esplora il sistema alimentare delle popolazioni alpine prima dell’avvento della modernità industriale. Corti, esperto di zootecnia e profondo conoscitore della cultura rurale, descrive un'economia della sussistenza basata sulla capacità di estrarre risorse da un ambiente difficile.
👉Il lavoro di Corti smonta il mito della "dieta alpina" come idillio bucolico, ne descrive la autarchia forzata: e la dieta spesso monotona basata solo su ciò che la terra poteva offrire: non lascia spazio per il romanticismo e parla di fame, di carestie e della necessità di non sprecare nulla. Il cibo è visto come il prodotto di un equilibrio delicatissimo tra uomo e natura. Se mangiamo formaggio d'alpeggio, stiamo letteralmente mangiando "paesaggio curato dal lavoro".  Corti non nasconde una certa vena polemica verso l'omologazione alimentare moderna e la perdita dei saperi tradizionali, che non sono solo "folclore" ma strategie di sopravvivenza intelligenti.
👉Anche se il lavoro di Corti è centrato sulla fascia alpina lombarda, le sue considerazioni sono valide anche per l'intero arco alpino. Da parte mia mi limito a riprodurre l'indice del volume (sono 364 pagine corredate d foto d'epoca supportate da dati e tabelle), confidando che da solo riesca a fornire un'idea dell'ampiezza e profondità dell'indagine, che dalla abitudini alimentari contadine si allarga ad abbracciare l'intero spettro della cultura materiale delle popolazioni alpine.

11 febbraio 2025

La "frontiera nascosta" (e il libro che ne ha svelato la natura)

Il confine tra le terre trentine e le terre sudtirolesi non è mai stato solo linguistico. Il caso di Tret e St. Felix/San Felice, tra l'alta Val di Non e la Ultental/Val d'Ultimo.
Questo libro riporta i risultati di un indagine sul campo condotta in alta Val di Non, al confine con la Val d'Ultimo altoatesina. Nelle cartografie attuali mostrano un St.Felix/San Felice modificato dalle nuove costruzioni aggiunte negli ultimi 50 anni. Ancora negli anni Settanta la fisionomia dispersa di St. Felix (tedesco) era molto diversa da quella ccentrata del vicinissimo Tret (italiano).

Gli autori tracciano la storia del Tirolo analizzando l'economia rurale, i suoi abitanti
e la loro cultura a partire dall'Alto Medioevo. L'opera di Cole e Wolf raccoglie studi
sui meccanismi dell'eredità, sull'organizzazione delle risorse del paese, sulle rela-
zioni sociali ed economiche di queste due comunità alpine.
Si tratta innanzitutto di diversità che riguardano la cultura materiale, le forme dell'insediamento umano e il rapporto col territorio. E che si estendono alla lingua e allo stile di vita: tradizioni, consuetudini, usi e costumi, diritto ereditario, rapporti di parentela e mentalità. Pur rimanendo entrambi all'interno della stessa fede religiosa, quella cattolico-romana.
In arancione il confine amministrativo attuale fra le due province autonome di Bol-
zano e di Trento nella cartografia IGM 1:25000.
👉Il villaggio tedesco di St. Felix/San Felice ha una struttura di d'insediamento disperso, mentre l'italiano Tret è organizzato in nucleo abitato. A San Felice ci sono i masi chiusi, a Tret no.
👉Nel 2010, 35 anni dopo la pubblicazione del libro, le differenze fra il paese di "diritto germanico" (St. Felix) e quello di "diritto latino" (Tret) erano aumentate nella demografia, nell'architettura e soprattutto nell'economia: "D'altra parte la disparità fra le due comunità è aumentata: St. Felix è abbastanza benestante, i suoi contadini ora hanno sviluppato una vocazione agrituristica ed artigianale, anche grazie ai finanziamenti della Provincia di Bolzano e ai fondi europei, che invece, per ragioni che gli autori non pare siano stati capaci di determinare, non vengono richiesti dalla Provincia di Trento. Così Tret si sta svuotando e chi è rimasto lavora a Trento, in altri comuni limitrofi, oppure nella zona artigianale a St. Felix." (dal quotidiano "Trentino", 10 novembre 2010)


11 luglio 2021

La grande emigrazione trentina nelle parole di Cesare Battisti

Battisti scriveva ad inizio '900, cercando di spiegare entità e radici economiche dell'ondata d'emigrazione all'estero che la crisi dell'agricoltura aveva causato sul finire dell'Ottocento.
Il frontespizio del libro di Cesare Battisti, edizione 1919.
"IMMIGRAZIONE: Nel Trentino immigrano annualmente, dalla primavera all'autunno, circa 2000 operaie bellunesi, che si dedicano alla lavorazione della terra. Vengono dal Regno inoltre quasi tutti gli operai (circa 1000) addetti alle fabbriche di cemento, calce e laterizi. Certe professioni (barbieri, sarti e in minor numero fabbri) sono esercitare quasi esclusivamente da regionali."
EMIGRAZIONE. La popolazione del Trentino ebbe nel primo sessantennio del secolo scorso un graduale aumento, corrispondente all'incremento naturale annuo della popolazione. L'emigrazione era praticata solo dalle popolazioni alpestri e in misura assai limitata. Era un' emigrazione specializzata, di pochi e non numerosi gruppi pro­fessionali, degli arrotini (moleti) di Rendena, degli spazzacamini di Val di Non o del Banale, dei calderai (paroloti) di Val di Sole, dei segatori (segantini) giudicatesi, dei carbonai di Val Vestine, ecc.. Il paese era insomma in grado di mantenere tutti i suoi figli. Ma soprav­venuto

18 febbraio 2020

Dalle malghe del Lagorai alla lontana Los Angeles della beat generation: anche Ferlinghetti li sapeva apprezzare...

Il formaggio di malga: "Se ne innamorò perfino Lawrence Ferlinghetti nel 2001".

Lawrence Ferlinghetti, co-protagonista coi formaggi di Montalon, Cere e Val-
piana del racconto breve di Laura Zanetti, è il poeta più noto della beat-gene-
ration di Frisco e della West Coast (qui sopra la sua libreria "City Lights").
Ce lo ha rivelato Laura Zanetti, la fondatrice della associazione "Liberi Malghesi e pastori dei Lagorai", in un suo racconto breve scritto nel 2006.
"Dopo aver osservato come spezzettava e gustava il Bagoss di Bagolino, il formaggio delle alpeggi bresciani, al Carrarmato di Verona, avevo preparato un pacchettino di poste italiane con dentro cinque piccoli tesori d’alpe, direzione City Lights – San Francisco: Il Bettelmat, il Bitto storico, il Castemagno e ciò che rimaneva nel frigorifero di malga Cere e di malga Valpiana. Lawrence rispose con una sua foto cartolina, ritratto davanti a City Lights: 'i migliori sono quelli con scritto malga'. E’stato un grande insegnamento. Conoscevo solo il parmigiano!"

11 maggio 2019

Dizionario dialettale di Montagne di Trento (Valli Giudicarie)

Montagne è un paese delle giudicarie. Si trova a 1.000 metri
di quota sulle pendici meridionali del Brenta, vicino a Tione.
Oltre diecimila lemmi, venti tavole di illustrazioni composte dall’artista Helene Lageder, mille parole collegate alle cose illustrate, quarantatré pagine di apparati introduttivi e centoventicinque di appendici.
L'autore, Corrado Grassi, è un dialettologo e linguista che ha insegnato presso le Università di Torino e di Vienna, e ha diretto l’Atlante Linguistico Italiano.
Di particolare interesse la dotazione iconografica di venti tavole illustrative tematiche proposte da Helene Lageder, che spaziano dagli attrezzi della cucina a quelli della stalla, dall'abitazione al lavoro nei campi, all'arte del filare, alla lavorazione del latte, ai mezzi di carico e trasporto, alle tecniche di macinazione dei cereali, agli strumenti per la lavorazione del legname, eccetera.

Corrado Grassi, “Dizionario del dialetto di Montagne di Trento”, Edizione a cura del Museo degli usi e costumi della Gente Trentina (San Michele all’Adige, MUCGT, 2009, 706 p., ill., 25 cm., ISBN 978-88-85352-24-7)