19 novembre 2016

La tinozza per il bucato

I panni sporchi venivano trattati con acqua bollente e cenere di legna (e in questa "vasca" si lavavano anche le persone).
mastella di legno
I grandi bucati periodici venivano fatti nella mastella, una grossa tinozza in legno co-
struita con la stessa tecnica delle botti da vino. La risciacquatura, che richiedeva ab-
bondante acqua corrente, veniva fatta all'aperto, nel lavatoio della fontana del maso.
o nel lavatoio pubblico dei paesi. Questa specie di grande botte tagliata a metà ser-
viva anche per i (rari) bagni delle persone.
La tinozza serviva per fare il bucato con la "lisciva", che consisteva nel lasciare a mollo i panni sporchi in acqua bollente e cenere di legna (che contiene grandi quantità di carbonato di sodio e di potassio e può essere usata al posto del sapone: una sorta di “soda caustica” naturale ad alto valore pulente).
Poi, una volta energicamente sfre-gati e battuti, i panni venivano risciacquati nell'abbondante acqua corrente della fontana.
Lo stesso mastellone in legno veniva usato anche per fare il bagno, quelle poche volte che
la gente si sottoponeva ad un bagno completo. Bisognava scaldare l'acqua un secchio alla volta e poi portarla alla temperatura giusta aggiungendo acqua fredda.

Come le nostre nonne facevano il bucato.
"I panni sporchi bianchi di tela, cioè le lenzuola, si lavavano due volte all’anno, in primavera e in autunno. Le tenevano nel letto per un mese e mezzo ma dopo 20 -25 giorni le giravano al rovescio, poi le toglievano e le mettevano da parte in attesa del lavaggio. Mi ricordo che avevano una grande tinozza in legno che aveva alla base un buco che si tappava all’esterno con un grosso tappo di sughero o legno con stracci. Dopo aver portato a casa l’acqua, si faceva una prima passata ai panni molto sporchi, con spazzola, sapone (fatto in casa), e molto olio di gomito. Insaponata tutta la biancheria la sistemavano nella tinozza, un panno sopra l’altro, per ultimo mettevano un sacco di iuta o un vecchio lenzuolo che doveva proteggere il bucato dalla cenere. Vi posavano sopra la cenere che, come si sa, ha un potere sbiancante e sgrassante, in modo da ricoprire bene il tutto. Facevano quindi bollire vari paioli d’acqua e la versavano nella tinozza; quando era piena fino all’orlo stappavano il mastello e rimettevano l’acqua sul fuoco dentro un paiolo rifacendola bollire. Questa operazione era fatta 3-4 volte, fino a quando l’acqua bollita filtrata dai panni e dalla cenere, diventava bianca. Allora tappavano la tinozza e la lasciavano con i panni a bagno nell’acqua tutta la notte. L’indomani tiravano via i panni dall’acqua controllando che fossero puliti e poi li andavano a sciacquare alla fontana o altrimenti si dirigevano verso qualche ruscello o qualche punto d’acqua pulita che scorreva. Per togliere cenere e sapone dovevano sbattere con forza i panni sopra la pietra o il legno. Questa era un’operazione importante per eliminare qualsiasi residuo che poteva danneggiare il tessuto o lasciare aloni. Prima di metterlo ad asciugare, il bucato andava strizzato ben bene: i capi tenuti fra due donne, si facevano girare in parti opposte, a quel punto si stendevano al sole. Se non erano puliti ripetevano tutto il lavoro descritto in precedenza." (dal blog http://www.cordola.it/cercando-le-nostre-radici/antichi-mestieri/)

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