14 aprile 2017

Le pluriclassi nelle scuole di montagna

L'analfabetismo secolare dei contadini fu fieramente combattuto dal "dispotismo illuminato" degli imperatori austriaci. Erano gli anni di Maria Teresa, l'imperatrice riformatrice.
pluricalassi scuole di montagna
Le piccole scuole di montagna sono figlie del “Regolamento Scolastico Generale” di
Maria  Teresa d’Austria emesso nel 1774, che rese obbligatoria l'istruzione di base
anche nelle più sperdute valli montane.
Maria Teresa e suo figlio Giuseppe II° erano stati profondamente influenzati dalle idee illuministe e resero l'istruzione obbligatoria anche nelle zone agricole, con gran scandalo dei tradizionalisti ancient-regime.
Questi "decisionisti" ante-litteram imposero riforme progressiste osteggiate dall' establishment dell'epoca, che era clericale e reazionario.
pluricalassi scuole di montagna
Questa foto scattata nel 2016 in un artigianale spazio museale annesso alla chiesa
dei Bellotti in Val Cismon (nel Primiero) cristallizza la materialità di una una piccola
scuola di montagna negli anni del fascismo, che sovrappose le sua simbologia e le
sue icone a quanto di innovativo era stato fatto da Maria Teresa.
Così, alla fine del XVIII secolo, la scuola di base nell’Impero austriaco esisteva in ogni villaggio ed era compito dei comuni garantire l’istruzione dei fanciulli e delle fanciulle, predisponendo i locali e retribuendo i maestri e le maestre.
Scuola voleva dire imparare a leggere, scrivere e far di conto; le aule erano affollate e gli alunni per classe potevano essere anche più di quaranta. Ma c'erano anche classi molto più numerose. Nel 1786, i maestri impegnati nelle scuole del Circolo di Rovereto sono 92, con classi formate in media da 80-90 scolari di diversa età (ma troviamo anche classi di 145 bambini, come a Strigno, in Valsugana).
Per quanto riguarda la «scuola triviale» (Trivialschule), detta anche «comune», il Regolamento del 1774 sottolinea la necessità di curare la pronuncia e l’ortografia, ma non chiarisce quale debba essere la lingua d’insegnamento; solo nel 1848 verrà specificato che la lingua da usare è quella parlata dagli scolari. L’italiano dei manuali, però, è quello letterario, il toscano: tocca imparare frasi alquanto improbabili per orecchie abituate al dialetto, come «poscia sediamo in tavola» e «v’è chi si trastulla coll’andare in slitta».

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