7 marzo 2014

Il papavero nell'orto

Il papavero  (Papaver somniferum) era nei tempi antichi una delle principali piante da olio coltivate nell'arco alpino.
Coltivazione di papaveri nella Ultental/Val d'Ultimo (2013).
Attualmente lo si impiega soprattutto per farcire o guarnire i dolci con i semi, che sono di due varietà, neri o bianchi: le loro proprietà non cambiano a seconda del colore.
Annoverabile tra le piante psicotrope più antiche, il papavero da oppio è noto per le
proprietà sedative, dovute agli alcaloidi contenuti nelle sue capsule. I semi maturi,
invece, non contengono sostanze stupefacenti ma solo blandamente rilassanti. Nei
masi sudtirolesi se ne faceva usoper favorire il sonno nei bambini.
Il papavero cresce bene nei climi freschi e montani, in cui si ottengono piante con un maggiore contenuto di olio rispetto a quelle coltivate in luoghi più temperati. Germina già ad una temperatura del suolo di 3 °C, fatto che si riflette nel detto "Mohn braucht kalte Füße" (il papavero vuole i piedi al fresco). Ha un periodo di germinazione di 1–2 settimane ed una prima fase vegetativa alquanto lenta. I campi di papavero si impiantano preferibilmente in posti soleggiati e al riparo dal vento.
In Sudtirolo la coltivazione risale al XIII secolo. Esistono due differenti tipi di papavero. Il primo, giunto a matura-zione, sparge i suoi semi attraverso i forellini della capsula e, dal punto di vista evolutivo, è più antico.
Nel secondo la capsula resta chiusa anche quando è maturo, caratteristica presente nella maggior parte delle varietà coltivate oggi. Questo perché i contadini erano interessati alla raccolta dei semi, per cui, nel corso della lunga storia di questa coltura, sono state selezionate le piante dalle capsule chiuse.

"...usano nelle montagne del Trentino le villane l'erba de' papaveri salvatichi nei cibi abbondantemente... sono dei papaveri, che si seminano, tre spezie. Il bianco, di cui si mangiava appresso agli antichi il seme arrostito con mèle nella fine del pasto. Questo usano i villani di spargere sopra alla corteccia del loro pane prima bagnata con uova sbattute... Il bianco è abbondantissimo in tutta la Toscana, e amendue le spezie del nero in Lombardia e nelle montagne del Trentino, ove se ne seminano tra le fave amplissimi campi. Del cui seme fanno alcune vivande con pasta, le quali chiamano «pavrato», delle quali mangiano fino che sono satolli."
(Pietro Andrea Mattioli, "Discorsi ne' sei libri di Pedacio
Dioscoride Anazarbeo della materia medicinale...",
Venezia, presso Niccolò Pezzana, 1774, pagg. 594-595)

Nessun commento:

Posta un commento