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29 giugno 2015

Il trasferimento in malga

L'alpeggio estivo di mucche, pecore e capre cominciava con il trasferimento dalla stalla alla malga.
In lingua tedesca la salita del bestiame ai pascoli alti delle malghe viene chiamata
Alm Auftrieb.
Ogni alpeggio disponeva di un sentiero di collegamento praticabile dalle vacche, bestie pesanti e goffe che non avevano l'agilità del cavallo.
Si prendeva quota seguendo un ritmo lento che aveva lo scopo di riabituare al movimento le pesanti vacche da latte, anchilosate dai lunghi mesi invernali, passati rimanendo immobili nelle stalle.
In Trentino l'accento era posto sul ritorno a valle a fine stagione, conosciuta com
desmontegada (scendere giù, smontare dai monti).
Il rituale della salita in malga era un momento chiave del calendario contadino che si ripeteva in forme analoghe lungo l'intero arco alpino. In quanto tale, era vissuto con
partecipazione dalla comunità contadina e attuato seguendo un preciso rituale che rendeva anche meno pesante la fatica di prender quota lungo sentieri impervi che impegnavano uomini e animali per molte ore di seguito.
Oggi il trasferimento in malga avviene in genere su camion ma gli antichi rituali non sono ancora del tutto scomparsi e sempre più spesso vengono messi in scena per i turisti, alla ricerca di una autenticità perduta.

2 febbraio 2015

Le quattro stagioni del contadino di montagna: l'autunno

L'autunno portava con sè anche alcuni lavori durante i quali ci si divertiva,
l'autunno del contadino di montagna
La raccolta della legna da ardere, la preparazione dei crauti, la lavo-
razione del lino e della canapa,  la trebbiatura dei cereali, la prepara-
zione del pane per l'inverno e,  nei masi più bassi, la vendemmia e la
lavorazione del vino e la raccolta delle castagne...
 perchè non erano pesanti e si svolgevano in compagnia, come per esempio l'affettatura dei cavoli cappuccio per la preparazione dei crauti, oppure la lavorazione della canapa e del lino, che coinvolgeva la famiglia e il vicinato.
 E l'autunno era anche la stagione della trebbiatura, che doveva essere portata a termine prima dell'inizio dell'inverno e in ogni caso entro l'Epifania.
 E se nei fondovalle era anche la stagione della vendemmia, più in alto si raccoglievano le castagne.


26 gennaio 2015

Le quattro stagioni del contadino di montagna: l'estate

L'estate era sicuramente la stagione più impegnativa.
Da giugno fino alla fine di settembre c'era ben poco da riposare. I lavori più importanti erano la fienagione e la mietitura del grano, e degli altri cereali: la segale, l'orzo, il grano saraceno e l'avena. Alle quote basse si coltivava anche il granoturco.

  Un tempo gli agricoltori cominciavano la raccolta dei cereali in anticipo rispetto ad oggi. Allora la mietitura dei cereali veniva fatta a mano, sia con il falcetto, come negli Alti Grigioni, che con la falce, come nell’Engadina e nel Tirolo. Mietendo a mano e lasciando asciugare i covoni, si può iniziare la raccolta circa 1–3 settimane prima che non con le macchine. Infatti se si usa la mietitrebbia, la granella deve essere ben dura e asciutta, altrimenti si rovina.
La mietitura del grano, della segale, dell'orzo e dell'avena occupavano dall'alba al tramonto tutti e membri della famiglia, in una continua corsa contro il tempo e le condizioni atmosferiche.
● L'altro grosso impegno estivo era la fienagione: bisognava procedere alla falciatura dei prati, all'essicazione del fieno, al suo trasporto e immagazzinamento nei fienili.
● A fine agosto la forza dell'estate comincia a venir meno, ma non diminuisce l'assillante lavoro dei campi. Ciò avveniva e avviene, caso mai, soltanto in ottobre.
L'estate era la stagione più faticosa, quella che richiedeva il massimo dell'impegno personale da parte di tutti i membri della famiglia. Diverso era il discorso per i ceti urbani in ascesa e per i nobili in crisi, il cui stile di vita guardava con nostalgia agli antenati dei secoli medioevali.


17 dicembre 2014

Le terre alte nei mesi del risveglio stagionale: la primavera

Dopo la lunga stasi invernale il sole arrivava infine a sciogliere la neve e a riportare la vita...
la primavera del contadino
La fontana si liberava dal ghiaccio, il larice mette le gemme, nei prati alti spuntano i
crochi, dalla neve riaffiorano le eriche e si arano i campi.
Con l'arrivo della primavera i ritmi di lavoro si facevano più pressanti. Nei posti a media altitudine tutti i campi dovevano essere arati e seminati entro aprile.
Per l'aratura e l'erpicatura dei campi si impiegavano mucche aggiogate a coppia oppure cavalli singoli.
La semina dei campi veniva fatta manualmente. La tradizione fissava il giorno della festa di San Giorgio come termine ultimo per la semina dei campi.
Per quella data anche tutti gli steccati e le recinzioni danneggiati dalla neve dovevano essere riparati e messi in ordine.
● Nelle parlate locali esistevano appositi vocaboli per indicare specifiche attività lavorative, parole chiave del linguaggio quotidiano come ad esempio queste usate in Val Pusteria:
- Eare fiehrn: trasporto della terra con la carriola dalla parte inferiore alla parte superiore del campo;
- Baudn: aratura del terreno con aratro a doppio tiro;
- Egn: sminuzzamento delle zolle con erpice;
- Sân: semina manuale di orzo, grano, avena, lino, papavero e piselli.
● Con l'arrivo della primavera cominciava anche il pascolo del bestiame e la mattina si iniziava ad alzarsi prima dell'alba per accompagnare al pascolo gli animali.


23 maggio 2012

Le terre alte nei mesi delle ombre lunghe

In generale i mesi invernali non richiedevano ritmi di lavoro faticosi. Le terre alte si richiudevano in sè stesse, concentrate sulla sopravvivenza.
Il calendario del contadino
Le giornate corte costringevano a passare molto tempo fra le mura domestiche, di
solito riuniti nell'unica stanza riscaldata dell'abitazione oppure a tirar tardi nella stal-
la, dove si poteva far filò sfruttando il calore naturale degli animali. Erano i mesi dedi-
cati ai lavori domestici stagionali: la filatura, la tessitura, il confezionamento degli abi-
ti, la costruzione di accessori e mobili per la casa. Si uccideva il maiale e lo si trasfor-
mava in salsicce, salami, speck (molto diverso da quello attuale), lardo. C'era tempo
per dedicarsi alla caccia nei boschi. Le giornate di fine-inizio anno erano impegnate
dalla preparazione delle cerimonie religiose, che spesso inglobavano usi e credenze
di ascen
denza pagana. L'attività più impegnativa, faticosa e pericolosa dei mesi in-
vernali era il trasporto a valle dei tronchi ricavati dal taglio degli alberi d'alto fusto.
● L'anno si apriva con il lavoro di preparazione dei campi e dei prati falciabili. Occorreva innanzitutto concimarli spargendo il letame prodotto dagli animali della stalla.
Per il trasporto si usavano grandi ceste in vimine intrecciato.
● Approfittando della crosta por-tante della neve, si utilizzavano slitte trainate da cavalli anche per per il trasporto a strascico di fieno e legname. Anche le provviste di legna da ardere dovevano essere rinnovate.
● Se si partiva presto, per andare a prendere, per esempio, fieno o legname, il pomeriggio rimaneva per lo più libero; oppure, se la mattina era molto freddo, si poteva starsene per una oretta a scaldarsi in casa e altrettanto nel pomeriggio. In ogni caso, andavano fatte - il mattino e la sera - le operazioni di pulitura della stalla e bisognava occuparsi dell'alimentazione e della mungitura delle mucche.


22 maggio 2012

Il ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento - l'inverno

Primavera - EstateAutunno - Inverno -
Il "Ciclo dei mesi" è una composizione di pitture a fresco realizzata sulle pareti interne della Torre Aquila, facente parte della cinta muraria duecentesca di Trento. Fu realizzata sotto il governo del principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein agli inizi del 1400, con intenti agiografici. Si compone di undici quadri, uno per ciascun mese, con l'eccezione di marzo, andato perduto.
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Gennaio: le attività dei ceti contadini di montagna sono rallentate e si svolgono per lo più nella casa e nella stalla. Il ciclo pittorico, che ritrae solo scene all'aperto, non ne tiene conto.
Due cacciatori avanzano nella neve tenendo ciascuno due cani al guinzaglio.
Sotto un basso cespuglio si nasconde un tasso, verso cui si dirigono i cani di uno dei cacciatori.
 Due gruppi aristocratici combattono una battaglia a palle di neve.

Il Ciclo dà una rappresentazione edulcorata dei rapporti sociali. In quel periodo vi fu una decisa perdita di potere del vescovo nei confronti della città e della campagna; tanto che si giunse ad una rivolta generale a Trento, quindi nelle campagne e nelle valli (1407). I rivoltosi costrinsero il principe vescovo all'esilio ed elessero Rodolfo Belenzani capitano del popolo. Privi di appoggi esterni vennero sconfitti il 5 luglio 1409 dalle truppe asburgiche (Belenzani cadde combattendo ma le nuove istituzioni comunali non vennero più soppresse).
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Febbraio: anche per questo mese vale quanto già detto per gennaio.
 Ai piedi delle mura del castello si svolge un torneo d'armi, sotto gli occhi di una ventina di giovani donne.
 In basso a destra la bottega di un fabbro è la contrapposizione plebea all'attività delle giostre cavalleresche, attività nobiliare per eccellenza.

Tra i normali lavori dell'inverno c’era il trasporto del letame nei campi, approfittando della crosta portante della neve, e il trasporto a strascico di fieno e legname.
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Marzo: è il mese di fine inverno, che inizia a preannunciare la la primavera.  Questa rappresentazione è però andata perduta a causa della realizzazione di una scala di servizio.

21 maggio 2012

Il ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento - la primavera

- Primavera - EstateAutunno - Inverno -
Il "Ciclo dei mesi" è una composizione di pitture a fresco realizzata sulle pareti interne della Torre Aquila, facente parte della cinta muraria duecentesca di Trento. Fu realizzata sotto il governo del principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein agli inizi del 1400, con intenti agiografici. Si compone di undici quadri, uno per ciascun mese, con l'eccezione di marzo, andato perduto.
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Aprile: ripartono i lavori nei campi: l'aratura, la preparazione dei terreni, la semina, la sistemazione degli orti.
In basso due contadini guidano un pesante aratro a ruote tirato da una coppia di buoi e da un cavallo.
In un bosco ricco di funghi un cane da caccia insegue una lepre; più in alto un orso si muove tra il bosco e le rocce. Due giovani donne si affaccendano in un orto recintato. Oltre la palizzata un contadino conduce un carro tirato da buoi mentre un altro lo segue portando un sacco sulle spalle. I due provengono da un mulino. Un altro campo cintato e già arato viene lavorato da un erpice tirato da un cavallo e seminato.
A sinistra un pellegrino vestito di bianco è seduto davanti a un villaggio di case coi tetti in paglia.
 Due dame riccamente vestite si dirigono ad un appuntamento galante.






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Maggio: tra l'inverno e l'estate, preparati e seminati campi e orti, quando la natura non chiama ancora alle fatiche dei lavori agricoli estivi, la scena medioevale è occupata dai passatempi delle classi abbienti e dominatrici.
  giovani nobili e dame aristocratiche in coppia o in gruppo nei dintorni di una città difesa da mura e raccolta attorno alla chiesa.

Nei posti a media altitudine tutti i campi dovevano essere seminati entro il 24 aprile (San Giorgio), inoltre tutti gli steccati dovevano essere riparati e in ordine. A San Giorgio cominciava il pascolo del bestiame e quindi era il giorno, dei «dondoloni» (Kleiner Schlenggltag): i pastorelli entravano in servizio e vi rimanevano per lo più fino ad Ognissanti. Dal giorno di San Giorgio la colazione era alle cinque. Per il resto, le settimane del maggio scorrevano piuttosto tranquille. Si andava nel bosco a rastrellare e raschiare insieme strame e fogliame.




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Giugno: con la scomparsa delle nevi alle quote alte l'economia contadina sposta gli animali da latte nelle malghe. Inizia la stagione dell'alpeggio.
 Mucche che ruminano e pastore che le mungono, trasportano il latte, lavorano accanto a piccole malghe in legno col tetto di scandole.
 Una città con due porte è in comunicazione con i luoghi alpestri.
 Cinque coppie aristocratiche accompagnate da cinque musicanti.

Da San Vito (15 giugno) fino alla fine di settembre c'era ben poco da riposare.
Dove c'erano grandi estensioni di prati montani o di malga, intere famiglie e gran parte dei servi andavano a trascorrere un paio di settimane in malga, ciò che in parte avviene anche oggi.
La giornata lavorativa estiva era molto lunga. Essa veniva interrotta da cinque pasti: colazione, mezza colazione, desinare, merenda e cena.



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20 maggio 2012

Il ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento - l'estate

- Primavera - Estate - Autunno - Inverno -
Il "Ciclo dei mesi" è una composizione di pitture a fresco realizzata sulle pareti interne della Torre Aquila, facente parte della cinta muraria duecentesca di Trento. Fu realizzata sotto il governo del principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein agli inizi del 1400, con intenti agiografici. Si compone di undici quadri, uno per ciascun mese, con l'eccezione di marzo, andato perduto.
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Luglio: la rappresentazione pittorica è imperniata sulle attività legate alla fienagione che prevedeva il taglio dell'erba, la sua essiccazione in loco, il trasporto fino ai fienili.
I contadini intenti a falciare, rastrellare e rivoltare il fieno sono rappresentati con realismo.
Tutti gli strumenti agricoli, le falci, i rastrelli, i forconi a tre denti, gli astucci per portare la cote sono chiaramente descritti. I contadini sono ritratti nell'atto di falciare, rifare il filo alla falce, rivoltare il fieno.
Il richiamo alle attività stagionali dei nobili si limita all'offerta del falco alla dama nei pressi di una elegante dimora nobiliare.





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Agosto: le attività legate alla mietitura dei cereali dominano la composizione.
 Nel campo di grano quattro contadini falciano le spighe mentre altri le legano in fascio e ne fanno cataste.
Una strada percorsa da carichi di balle di frumento.
La strada va a un villaggio di capanne con tetti in paglia dove il grano viene ammucchiato nei granai.
 La vita dei nobili è evocata solo dalla presenza delle due dame che si intrattengono con un signore dedito alla falconeria.









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Settembre: aratura e preparazione del terreno, raccolta dei prodotti stagionali.
 Due contadini conducono un aratro trascinato da una coppia di buoi e una di cavalli mentre una donna si affaccenda con la zappa per sistemare i solchi tracciati.
Una contadina raccoglie rape in un campo
 Per i nobili è la stagione della caccia col falco; due dame e un cavaliere lasciano un castello per raggiungere i due nobili già impegnati, in alto, nella attività venatoria.

19 maggio 2012

Il ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento - l'autunno

Primavera - Estate - Autunno - Inverno -
Il "Ciclo dei mesi" è una composizione di pitture a fresco realizzata sulle pareti interne della Torre Aquila, facente parte della cinta muraria duecentesca di Trento. Fu realizzata sotto il governo del principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein agli inizi del 1400, con intenti agiografici. Si compone di undici quadri, uno per ciascun mese, con l'eccezione di marzo, andato perduto.
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Ottobre: la vendemmia, la spremitura dell'uva, la cura del mosto dominano la scena.
● Per spremere l'uva due contadini azionano l'albero a vite di un complesso torchio che viene descritto con grande precisione e fedeltà.

👉Il peso degli assillanti lavori estivi nei campi, nei prati e nelle malghe proseguiva fino ad ottobre, quando cominciavano i lavori stagionali legati all'autunno. L’autunno portava lavori più leggeri, come la raccolta delle castagne ed anche alcuni lavori durante i quali ci si divertiva, come la vendemmia e la spremitura dell'uva o anche l'affettatura dei cavoli per la preparazione dei crauti, o la gramolatura della canapa.












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Novembre: nella città che apre le sue porte agli uomini e ai prodotti del contado si concentrano molte attività.
● I porcari fanno entrare il gregge mentre i monti sono battuti da da cacciatori impegnati con l'orso e l'orsa con i suoi piccoli è circondata dai cani.

👉Dopo San Martino (che cade l'11 novembre) le donne cominciavano di nuovo a filare la lana, la canapa e il lino e gli uomini procedevano alla trebbiatura dei cereali. La trebbiatura doveva essere finita per l'Epifania, al massimo per la Candelora.
















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Dicembre: far legna nei boschi e prepararsi per l'inverno.
● Sui monti sono al lavoro i taglialegna con scuri, asce e accette mentre altri li legano la legna da ardere in cataste che e poi caricano sui carri. 
● I carri di legna provenienti dal contado entrano in città dalle porte daziarie, tirati da coppie di buoi. Il freddo delle giornate preannuncia l'inverno.
● Il corso d'acqua che alimenta il mulino poco fuori le mura cittadine sottolinea la circolarità dei cicli stagionali.

👉L'affresco non riporta una delle più importanti attività autunnali e cioè la trebbiatura dei cereali forse perchè, avvenendo presso le abitazioni del contado, non era in relazione diretta con i ceti nobiliari e cittadini. Lo stesso vale anche per molte altre attività che impegnavano i contadini durante i mesi autunnali.