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21 maggio 2019

Il lavoro delle donne: i mestieri della povertà

Le ciòde del bellunese, povere venditrici ambulanti stagionali e poi tutte le altre...
Erano chiamate "ciode" e venivano dal Cadore e dal Bellunese, che erano zone ancora più povere del Trentino. Si fermavano agli angoli delle strade o sotto il famoso tiglio di Piazza Duomo. Qui sono immortalate all'angolo di Via Venezia proprio dietro Port'Aquila, a Trento.                                                             (Foto di Giovanni Pedrotti, 1906)

1 marzo 2017

I giorni della tosatura delle pecore

Venivano tosate per motivi igienici (combattere zecche e altri parassiti) ma soprattutto per ricavarne la lana, una materia prima indispensabile per sopravvivere ai lunghi e freddi inverni delle terre alte.
tosature delle pecore
Per tosare le pecore si usava un tradizionale forbicione a molla, ricavata alla forgia
da un'unica barra di metallo. La tosatura è oggi occasione di eventi etnico-turistici
in molti paesini, come la festa della "tosada" di Peio, in Val di Sole, un paese che
è stato il più alto dell'impero asburgico e che pure ora conserva il record altimetri-
co anche se solo per il Trentino. (fotografie di Umberto Zanella)
Dalla lana si ricavavano maglioni, calze, giacche, berretti, guanti, mu-tandoni e canottiere a manica lunga. E sempre con la lana si imbottivano i materassi, quelli migliori e più "di lusso".
👉Ma la lana poteva anche essere venduta per ricavarne qualche soldo che era molto utile in un'economia non monetaria come era quella degli insediamenti più alti ed estremi.
👉Oggi la lana delle pecore non ha più alcun interesse commerciale e non viene più utilizzata se non in quantità trascurabili per ricavarne semplici gadget per i turisti.

13 luglio 2015

Staccionate e recinzioni agricole nei masi

Sui terreni del maso erano presenti recinzioni e steccati che avevano il compito di impedire al bestiame di allontanarsi o cadere nei dirupi nonchè di difendere orti domestici e coltivazioni.
recinzione steccato Schärenzaun
Rangg’n o Schärenzaun, steccato con fissaggio solo in legno di stecconi disposti
a forbice e stanghe.
L'orto di casa era difeso dalle incursioni degli animali domestici da una recinzione a trama stretta che lo circondava sui quattro lati.
Altri tipi di recinzioni prevenivano le cadute delle mucche al pascolo quando il terreno si affacciava su precipizi. Anche il percorso degli animali dell'alpeggio era scandito da staccionate, per impedire che i singoli capi si perdessero, ma sono solo alcuni esempi.
recinzione steccato Ringzaun
Ringzaun, steccato con fissaggio solo in legno e rametti posti a forma di anelli
che legano ogni asta con quella vicina. Caratteristico della Val Aurina.
La grande varietà di steccati e recinti era sempre realizzata in legno, con tecniche ingegnose che rendevano superfluo l'uso dei chiodi.
recinzione steccato Schrankzaun
Lo Schrankzaun è un recinto smontabile impiegato nelle zone soggette a valanghe.
In genere steccati e recinzioni erano realizzati in legno di larice. Le parti erano tenute insieme da chiodi in legno o giovani rametti di abete raccolti in primavera in quanto la linfa che li percorre gli rende più flessibili.
L’antico sistema di bruciare e carbonizzare la punta del palo, che va infilata nel terreno, è ancora utilizzato oggi.
All'interno della gran varietà tipologica, si possono individuare alcune forme costruttive territorialmente definite.
recinzione steccato Speltenzaun
Recinzione del tipo Speltenzaun, a trama stretta e con fissaggio realizzato
con rametti flessibili che poi il tempo indurisce e stabilizza.
Così in Val Sarentino trovi quello fatto con coppie di pali disposti a formare una sorta di forbice mentre, in Valle Aurina si trova il caratteristico Ringzaun di antica origine e già citato nel diritto Bavarese dell’VIII secolo.
Una citazione a parte merita il curioso Schrankzaun, originale e particolare recinto che si incontra in zone soggette a valanghe; il quale, affinché non sia travolto, lo si toglie d’autunno e lo si rialza in primavera rificcando nel suolo gli stecconi con alcune mazzate.
Il censimento dei vari steccati tradizionali sudtirolesi è stata fatta tempo fa dalla Heimatpflegeverband, l’associazione che si occupa di tutela del paesaggio e la cultura rurale ed è stata poi recepita dall'amministrazione provinciale che eroga i contributi all'agricoltura di montagna.

17 dicembre 2014

Le terre alte nei mesi del risveglio stagionale: la primavera

Dopo la lunga stasi invernale il sole arrivava infine a sciogliere la neve e a riportare la vita...
la primavera del contadino
La fontana si liberava dal ghiaccio, il larice mette le gemme, nei prati alti spuntano i
crochi, dalla neve riaffiorano le eriche e si arano i campi.
Con l'arrivo della primavera i ritmi di lavoro si facevano più pressanti. Nei posti a media altitudine tutti i campi dovevano essere arati e seminati entro aprile.
Per l'aratura e l'erpicatura dei campi si impiegavano mucche aggiogate a coppia oppure cavalli singoli.
La semina dei campi veniva fatta manualmente. La tradizione fissava il giorno della festa di San Giorgio come termine ultimo per la semina dei campi.
Per quella data anche tutti gli steccati e le recinzioni danneggiati dalla neve dovevano essere riparati e messi in ordine.
● Nelle parlate locali esistevano appositi vocaboli per indicare specifiche attività lavorative, parole chiave del linguaggio quotidiano come ad esempio queste usate in Val Pusteria:
- Eare fiehrn: trasporto della terra con la carriola dalla parte inferiore alla parte superiore del campo;
- Baudn: aratura del terreno con aratro a doppio tiro;
- Egn: sminuzzamento delle zolle con erpice;
- Sân: semina manuale di orzo, grano, avena, lino, papavero e piselli.
● Con l'arrivo della primavera cominciava anche il pascolo del bestiame e la mattina si iniziava ad alzarsi prima dell'alba per accompagnare al pascolo gli animali.


13 maggio 2013

La tosatura delle pecore e la lana grezza

L'abbondante mantello lanoso che protegge le pecore dai rigori invernali veniva tosato in primavera, quando gli animali potevano ormai farne a meno. lavori_stagionali
Pecore appena tosate che si avviano all'alpeggio estivo (la foto è tratta dal
L'operazione aveva anche uno scopo igienico, perchè la pecora veniva in tal modo liberata dai parassiti che l'infestavano, a partire dalle zecche.
Ma in primo luogo la lana costituiva, a differenza di quanto accade oggi, un'importante risorsa economica.
Ciò spiega perchè il giorno della tosatura fosse considerata una giornata di festa: era una giornata di “raccolto” al pari della trebbiatura e dell'uccisione del maiale, un giorno in cui il frutto della fatica di mesi e mesi di lavoro e attesa
Cesti di lana grezza e lavata, pronta per essere cardata e poi filata.
diventava finalmente tangibile. La lana grezza rappresentava la preziosa materia prima da cui ricavare, attraverso i passaggi della lavatura, della cardatura e della filatura il prezioso filato che poi le donne di casa convertivano da gomitoli in maglie e maglioni, berretti, guanti, calze.
Altrimenti i gomitoli di lana venivano avviati alla tessitura domestica o affidati ad un artigiano tessitore. I panni di lana, una volta follati nella gualcheria, davano invece vita al loden, la preziosa stoffa compatta destinata a mantelle, cappotti, giacche a cappelli impermeabili al vento e resistenti alla pioggia.

17 dicembre 2012

La recinzione fissata "ad anello": la Ringzaun

Uno dei tanti tipi di steccati a maglia stretta, capaci di tenere lontani gli animali di piccola taglia, a partire dalle galline.
La Ringzaun, detta anche Rautenhag, è originaria della Valle Aurina ed è realizzata senza uso di chiodi o altri pezzi metallici. Gli anelli che fungono da fissaggio sono ricavati da ramoscelli di conifera (pino, larice).
Nella foto a lato una fedele ricostruzione realizzata al museo all'aperto di Dietenheim-Teodone, presso Brunico.

20 novembre 2012

Il recinto che difende l'orto dalle galline

Si chiama Speltenzaun, ed è un tipo di recinto a maglia stretta adatto ad impedire il passaggio dei piccoli animali.
Occorre innanzitutto piantare verticalmente nel terreno dei pali di larice in ragione di uno ogni 3/4 metri. Per renderli più durevoli, le punte che vanno infilate nel terreno vengono carbonizzate al fuoco.
Questi sono collegati con una traversa introdotta nei pali all’altezza di circa un metro dal suolo attraverso un’apertura ricavata con lo scalpello.
Vengono poi conficcati nel terreno, tanti paletti ad una distanza di 5/10 centimetri l'uno dall'altro: saranno loro a costituire l'ostacolo per i piccoli animali intenzionati a penetrare nel recinto.
I paletti verticali vengono fissati alla traversa con un intreccio fatto con rametti d’abete rosso raccolti in primavera, quando la linfa li rende più flessibili, lunghi circa 1,5 metrii.
👉Per metterli in opera vengo prima riscaldati al fuoco. Non vengono usati nè chiodi nè viti. In tal modo lo steccato rimane impermeabile e resiste meglio alle dure sollecitazioni termiche del gelo invernale e del sole estivo poichè si dilata e si restringe uniformemente.

9 settembre 2012

L'aratura e la preparazione dei campi

Ogni anno, dopo il raccolto, i campi andavano preparati per il successivo ciclo annuale. lavori_stagionali
● Concimazione: nel tardo autunno e in inverno si provvedeva a spargere il letame prodotto dagli animali della stalla. Lo stesso veniva fatto per i prati falciabili, risorsa preziosa per l'economia di montagna che andava attentamente curata.
Per il trasporto si usavano carri trainati da buoi o cavalli. In loco si utilizzavano grosse e larghe ceste di giunchi intrecciati, usanza diffusa un po' a tutte le latitudini dall'Abruzzo fino al Sudtirolo.

● Aratura: dopo lo scioglimento della neve, era necessario arare e successivamente erpicare i campi coltivabili.
Era una delle attività più faticose e richiedeva la presenza di due persone. L'aratro, in genere del tipo a versoio (più evoluto di quello a chiodo) era dotato di lama in ferro e veniva pilotato a forza di braccia dal contadino.
Fondamentalmente, si procedeva come nel medio evo.


● Erpicatura: l'erpice è una sorta di "pettine" metallico (più anticamente in legno) composto da pesanti maglie dentate.
Veniva trainato da buoi o cavalli e al contadino non era richiesto uno sforzo particolare.
I ripetuti passaggi sui solchi lasciati dall'aratura sminuzzavano le zolle e spianavano la superficie del terreno facilitando così la successiva operazione di semina.


Semina: infine si procedeva alla semina. Tutte queste operazioni si concludevano tradizionalmente entro il giorno di San Giorgio (24 aprile).
Anche in questo caso il lavoro veniva fatto interamente a mano, ripetendo tecniche e gesti che si tramandavano fin dai tempi più antichi.
La meccanizzazione dell'agricoltura di montagna è storia recente, particolarmente per i masi alti, spesso situati lungo pendii che rendevano impossibile l'impiego dei trattori tradizionali.
Solo a partire dagli anni '70 del Novecento l'industria elaborò mezzi agricoli da trasporto e traino e falciatrici capaci di affrontare pendenze sostenute senza ribaltarsi.

21 maggio 2012

Il ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento - la primavera

- Primavera - EstateAutunno - Inverno -
Il "Ciclo dei mesi" è una composizione di pitture a fresco realizzata sulle pareti interne della Torre Aquila, facente parte della cinta muraria duecentesca di Trento. Fu realizzata sotto il governo del principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein agli inizi del 1400, con intenti agiografici. Si compone di undici quadri, uno per ciascun mese, con l'eccezione di marzo, andato perduto.
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Aprile: ripartono i lavori nei campi: l'aratura, la preparazione dei terreni, la semina, la sistemazione degli orti.
In basso due contadini guidano un pesante aratro a ruote tirato da una coppia di buoi e da un cavallo.
In un bosco ricco di funghi un cane da caccia insegue una lepre; più in alto un orso si muove tra il bosco e le rocce. Due giovani donne si affaccendano in un orto recintato. Oltre la palizzata un contadino conduce un carro tirato da buoi mentre un altro lo segue portando un sacco sulle spalle. I due provengono da un mulino. Un altro campo cintato e già arato viene lavorato da un erpice tirato da un cavallo e seminato.
A sinistra un pellegrino vestito di bianco è seduto davanti a un villaggio di case coi tetti in paglia.
 Due dame riccamente vestite si dirigono ad un appuntamento galante.






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Maggio: tra l'inverno e l'estate, preparati e seminati campi e orti, quando la natura non chiama ancora alle fatiche dei lavori agricoli estivi, la scena medioevale è occupata dai passatempi delle classi abbienti e dominatrici.
  giovani nobili e dame aristocratiche in coppia o in gruppo nei dintorni di una città difesa da mura e raccolta attorno alla chiesa.

Nei posti a media altitudine tutti i campi dovevano essere seminati entro il 24 aprile (San Giorgio), inoltre tutti gli steccati dovevano essere riparati e in ordine. A San Giorgio cominciava il pascolo del bestiame e quindi era il giorno, dei «dondoloni» (Kleiner Schlenggltag): i pastorelli entravano in servizio e vi rimanevano per lo più fino ad Ognissanti. Dal giorno di San Giorgio la colazione era alle cinque. Per il resto, le settimane del maggio scorrevano piuttosto tranquille. Si andava nel bosco a rastrellare e raschiare insieme strame e fogliame.




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Giugno: con la scomparsa delle nevi alle quote alte l'economia contadina sposta gli animali da latte nelle malghe. Inizia la stagione dell'alpeggio.
 Mucche che ruminano e pastore che le mungono, trasportano il latte, lavorano accanto a piccole malghe in legno col tetto di scandole.
 Una città con due porte è in comunicazione con i luoghi alpestri.
 Cinque coppie aristocratiche accompagnate da cinque musicanti.

Da San Vito (15 giugno) fino alla fine di settembre c'era ben poco da riposare.
Dove c'erano grandi estensioni di prati montani o di malga, intere famiglie e gran parte dei servi andavano a trascorrere un paio di settimane in malga, ciò che in parte avviene anche oggi.
La giornata lavorativa estiva era molto lunga. Essa veniva interrotta da cinque pasti: colazione, mezza colazione, desinare, merenda e cena.



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