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26 agosto 2026

Il calendario del contadino di montagna

Nel maso il calendario degli impegni lavorativi seguiva stagioni e ritmi della natura.
Divisione del lavoro famigliare e calendario dei lavori agricoli (schema tratto da "La frontiera nascosta" di J.W. Cole e R.W. Wolf). La frontiera di cui si parla è quella fra il fondovalle e i masi delle terre alte. Per quell'altra, quella tra contadini e nobiltà vedi gli affreschi del "Il ciclo dei mesi" di Torre Aquila a Trento, insuperato sunto visivo.
Le quattro stagioni del Bauerprimavera, estate, autunno, inverno.
I mesi invernali erano mesi di relativo riposo per tutti i membri della famiglia del maso. Era il periodo di pausa e manutenzione, mentre la primavera e l'estate richiedevano il massimo sforzo operativo per la fienagione, la aratura e coltivazione e raccolto dei campi, la trebbiatura dei cereali e la gestione dei pascoli e delle malghe.
Il lavoro del Bauer (centrato sui lavori di forza nei campi, nei boschi e nei pascoli alti) e quello della Bäuerin erano complementari: la sopravvivenza della famiglia dipendeva dal perfetto equilibrio tra queste due sfere.
👉Complementari a quelli del Bauer erano gli impegni della Bäuerin, la contadina, che non si occupava solo delle incombenze domestiche ma anche della pulizia della stalla nonché dell'orto e degli animali da cortile (fondamentali per la sussistenza familiare), oltre che della trasformazione dei prodotti primari (latte, lana, crauti, eccetera).

27 dicembre 2012

Riparare i tetti

Le coperture degli edifici erano realizzate in legno, più raramente in paglia.
Foto da www.fotocommunity.de.
Foto da www.fotocommunity.de.
Nel caso del legno, quello più diffuso, si usavano assicelle di larice sovrapposte, le cosiddette scandole (Trentino) o Schindeln (sudtirolo).
Le scandole erano le tegole dell'epoca, assicelle spesse un dito, larghe un palmo e lunghe un braccio.
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Foto da www.ecomuseocoredo.it.
Tra le varie abilità artigiane che il contadino di montagna doveva possedere, c'era anche il saper ricavare le scandole da un ceppo di larice.
Andavano staccate a mano dal ceppo utilizzando attrezzi appositi, in particolare una sorta di grosso coltello immanicato ed una grossa mazza in legno.
Venivano usati assieme per staccare  via via diverse "fette" dal ceppo.
Con una piccola scure maneggevole si provvedeva poi a regolare la forma della singola scandola.
Veniva utilizzato il legno di larice poichè è molto resinoso e perciò assai resistente alle intemperie. Una copertura in scandole durava per più di una generazione.
Se sottoposta a regolare manutenzione, era praticamente di durata illimitata.
Disegno da www.francescocorni.com. Un buon video sulla produzione di scandole e la manutenzione dei tetti è disponibile qui in YouTube.

17 dicembre 2012

La recinzione fissata "ad anello": la Ringzaun

Uno dei tanti tipi di steccati a maglia stretta, capaci di tenere lontani gli animali di piccola taglia, a partire dalle galline.
La Ringzaun, detta anche Rautenhag, è originaria della Valle Aurina ed è realizzata senza uso di chiodi o altri pezzi metallici. Gli anelli che fungono da fissaggio sono ricavati da ramoscelli di conifera (pino, larice).
Nella foto a lato una fedele ricostruzione realizzata al museo all'aperto di Dietenheim-Teodone, presso Brunico.

20 novembre 2012

Il recinto che difende l'orto dalle galline

Si chiama Speltenzaun, ed è un tipo di recinto a maglia stretta adatto ad impedire il passaggio dei piccoli animali.
Occorre innanzitutto piantare verticalmente nel terreno dei pali di larice in ragione di uno ogni 3/4 metri. Per renderli più durevoli, le punte che vanno infilate nel terreno vengono carbonizzate al fuoco.
Questi sono collegati con una traversa introdotta nei pali all’altezza di circa un metro dal suolo attraverso un’apertura ricavata con lo scalpello.
Vengono poi conficcati nel terreno, tanti paletti ad una distanza di 5/10 centimetri l'uno dall'altro: saranno loro a costituire l'ostacolo per i piccoli animali intenzionati a penetrare nel recinto.
I paletti verticali vengono fissati alla traversa con un intreccio fatto con rametti d’abete rosso raccolti in primavera, quando la linfa li rende più flessibili, lunghi circa 1,5 metrii.
👉Per metterli in opera vengo prima riscaldati al fuoco. Non vengono usati nè chiodi nè viti. In tal modo lo steccato rimane impermeabile e resiste meglio alle dure sollecitazioni termiche del gelo invernale e del sole estivo poichè si dilata e si restringe uniformemente.

26 gennaio 2010

Il lavoro domestico: cuocere il pane per l'inverno

Due o tre volte all'anno si provvedeva a rifare le scorte di pane.
I masi autosufficienti disponevano spesso di un forno esterno, per scongiurare
il pericolo d'incendio.
Per questo i masi disponevano quasi sempre di un apposito forno separato, a volte condiviso con i vicini.
Il pane era a base di farina di segale tagliata con quella di grano acquistata in fondovalle. In ogni caso questi pani "morbidi" venivano prodotti con parsimonia perchè  i cereali erano scarsi e la farina bianca "da taglio" andava acquistata all'esterno.
Il tipico pane a lunga conservazione è lo Schüttelbrot, una pane circolare sottile,
duro e secco, composto quasi solo di  crosta ma capace di conservarsi per mesi
senza lasciarsi aggredire dalle muffe.
La Brotkammer era la dispensa della casa. Fredda ed aperta all'aria per meglio
conservare i cibi, poteva contenere fino a duemila pagnotte per volta. 
👉C'era poi la panificazione straordinaria, che era destinata a produrre le scorte necessarie per passare indenni attraverso il lungo inverno.
Il tipico pane a lunga conservazione era fatto con la sola farina di segale, che lievita molto poco, ed era basso, di forma rotonda, molto duro e croccante.
Si cuoceva allora lo Schüttelbrot, pane circolare sottile, duro e secco, composto quasi solo di crosta ma capace di conservarsi per mesi senza ammuffire.
👉Si chiamava Schüttelbrot (pane scosso) perchè a tre quarti della lievitazione i pani venivano battuti e appiattiti fino a raggiungere lo spessore di un centimetro.
Il vantaggio era che il pane così schiacciato diventava secco subito dopo la cottura ed evitava di ammuffire.
👉Il pane secco veniva poi conservato per mesi su speciali rastrelliere di legno che lo mettevano al riparo dei roditori in apposite stanze fredde e arieggiate (Brotkammer).
D'inverno il pane semplicemente ghiacciava. Col tempo diventava duro come il legno, tanto che per consumarlo veniva prima spezzettato con un attrezzo dedicato, la Brocken-grommel, un coltello a perno inserito in un tagliere (vedi foto).
Il suo profumo particolare veniva dai semi di finocchio, cumino e anice aggiunti all'impasto di farina di segale.