8 ottobre 2017

Brennsuppe, bro brusà, minestra brustolìn...

E' una zuppa di farina tostata e di lardo. Pur con nome diversi era conosciuta in tutte le aree alpine austro-ungariche.
Brennsuppe, bro brusà, minestra brustolìn
“Due volte l’anno il trattore dello Spielberg faceva soffriggere farina con lardo, e
quando era giunta a cottura la riponeva in grandi olle ove veniva conservata di sei
mesi in sei mesi. Quindi ogni mattina attingeva con larghi ramaioli e versando nel-
l’acqua bollente, attendeva che la farina si diluisse. Questa è la Brenn-suppe tede-
sca, che forse in origine non è cattiva, ma allo Spielberg era stomachevole.”
(Pietro Maroncelli in "Addizioni" a "Le mie prigioni")
Localmente i nomi potevano cambiare, però era sempre la stessa cosa, lo stesso zuppone contadino fatto di farina e lardo.
Cibi essenziali adatti ad un'alimentazione pensata per sopravvivere ai rigori dell'inverno alpino.
Si versava la farina in una padella bassa e la si faceva tostare.
Non appena il colore si scuriva e tendeva al nocciola la si toglieva dal fuoco per versarla nell'acqua di una pentola che attendeva sul fuoco.
Nella sua nuova destinazione cuoceva per una decina di minuti, ed era già pronta.
E così, velocemente, veniva servita calda in tavola: ci si inzuppava il pane di segale.

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