Prima del nylon e prima ancora della canapa i contadini hanno usato per secoli una grossa fune di cuoio intrecciato per i lavori nei boschi e nei fienili.
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| Era tra gli strumenti più importanti dei contadini d'alta montagna e dei boscaioli. Veniva considerata un bene prezioso, spesso tramandato di padre in figlio. Resisteva a carichi estremi e ripetuti, dove una corda di canapa si sarebbe spezzata per lo sfregamento. Era indispensabile per legare i carichi di fieno o i carichi di legna da ardere sui carri o sulle slitte. |
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| La fune di cuoio naturale era oggetto degli attacchi di topi e ghiri, perciò doveva es- sere conservata fuori dalla loro portata. |
Per costruirla si usava pelle di bovino (vacca o bue), tagliata a strisce lunghe e sottili; quando era ancora fresca o appena conciata le strisce venivano intrecciate fra loro (3 o 4 capi). Durante l'intreccio, il cuoio veniva mantenuto umido e unto con grasso animale per garantirne la flessibilità.
👉Grazie alla sua elasticità naturale, permetteva di "stringere" il carico in modo che non si muovesse durante le discese scoscese. Veniva usata per legare i tronchi da trascinare a valle (esbosco). La resistenza all'abrasione contro rocce e terreno ghiacciato era superiore a qualsiasi fibra vegetale.
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| Spesso terminava con una spola (un pezzo di legno duro sagomato) o un anello di ferro che fungeva da serraggio a strozzo. |
Se non veniva ingrassata regolarmente (con grasso di marmotta, di tasso o sego bovino), il cuoio diventava secco, rigido e tendeva a spaccarsi. Se si bagnava eccessivamente e poi asciugava rapidamente al sole, diventava durissima e doveva essere nuovamente ingrassata. Essendo pelle animale se conservata in posti umidi poteva marcire o ammuffire.



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