Per innescarla bastava la scintilla di un acciarino a pietra focaia. Era il fiammifero di casa, quando le abitazioni non avevano nè l'elettricità nè i fiammiferi industriali con la capocchia di zolfo.
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| Si utilizzavano soprattutto le radici e la base del tronco dei vecchi pini (come il pino silvestre o il pino mugo) morti da anni perchè in questi ceppi la parte legnosa si era decomposta, lasciando concentrata quasi unicamente la resina indurita (il cuore del ceppo). |
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| Le scintille dell'acciarino a pietra focaia innescano la fiamma della "tia". |
Nell'uso domestico la resina era impiegata come "tia" (o deda): il legno recuperato dai ceppi di alberi morti, una volta intriso di resina, diventava la torcia domestica del passato. 👉Bruciava a lungo con una fiamma viva, era fondamentale per accendere il focolare. Prima della diffusione capillare delle candele di cera (molto costose) o dei fiammiferi, le schegge di legno resinoso e resinato venivano incastrate in appositi supporti di ferro (portadedolo) per illuminare la cucina, le stalle o i corridoi durante i lavori serali. La resina fungeva da combustibile naturale e proteggeva il legno dall'umidità.
👉Anche se conservati in ambienti umidi, i pezzi di deda prendevano fuoco istantaneamente con una semplice scintilla.


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