Le stròpe erano i sottili e flessibili rigetti annuali della pianta del salice selvatico. Amiche naturali della rustica vigna di casa.
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Una legatura dei tralci della vite effettuata con le tradizionali "strope" (o "stropèi"). Un lavoro che andava fatto a fine inverno. |
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Il salgàro veniva potato ogni anno per stimolare la crescita del- le stròpe, ossia dei suoi dei suoi sottili rigetti (dal sito FB "la campagna appena ieri"). |
Le "strope" erano usate come se fossero dei legacci naturali ed erano ricavate, in genere annualmente, dai rametti più sottili di un albero che ormai è sempre più raro da incontrare: il salice selvatico o "salgaro".
👉Il salgàro era un albero che veniva cresciuto lungo i fossati e che comunque sempre presente nei dintorni di dove venivano coltivate le vigne. Ogni anno nel mese di febbraio (nello stesso periodo in cui si effettuavano le potature e le legature delle vigne con le "stròpe" dell'annata precedente) veniva ‘capitozzato’ e dopo questa radicale "riduzione" comparivano i nuovi e sottili rigetti da cui si ottenevano legacci di due misure: le strope, più grosse e robuste, che servono a legare le vigne ai pali, e i più sottili stropèi, che erano usati per fissare i tralci ai fili dei filari di vite. I rametti venivano lasciati in acqua per un paio di settimane, in modo da ammorbidirli e facilitarne così la piegatura.
👉Se effettuata ad arte, questo tipo di legatura può durare anche più di due anni. Si tratta di una pratica affascinante e anche del tutto "bio" (gli ‘stropèi’ sostituiscono, infatti, i legacci in plastica).
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Un filare di salgàri lungo un fossato di pianura. |
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