Era la catena di ferro che sosteneva il paiolo della polenta sul fuoco del fogolàr di casa. Sparita con l'arrivo della fornasèla, che tolse il fumo del fogolar dalle case.
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| Il paiolo di rame appeso alla segosta agganciata all'incastellatura che serviva a spostarlo senza fatica. Il tutto sopra il fuoco della cucina del maso Gwiggen che si trovava nelle Alpi di Kitzbühel (Tirolo). |
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| Il paiolo della polenta appeso alla segosta sul fuoco del camino di una cucina contadina. |
In breve, era la catena del camino utilizzata per sostenere i paioli sul fuoco. Si trattava di una catena in ferro battuto, spesso forgiata a mano dai fabbri locali. La segosta era composta da:
1) un anello superiore che serviva per fissarla a una trave di legno o a una barra di ferro (il vòlto) posta all'interno della cappa del camino:
2) una serie di maglie che permettevano di regolarne la lunghezza;
3) un gancio finale: a forma di "S" o di uncino, a cui veniva appeso il manico del paiolo o della pentola.
👉In una sua versione maggiorata, più robusta, la segosta veniva usata anche per sostenere il grande calderone che in malga o nel caseificio si usava per la lavorazione del formaggio. In questo caso non di rado si faceva anche uso di una robusta incastellatura di legno capace di ruotare attorno al proprio asse verticale per spostare il calderone dal fuoco e consentire così un più comodo accesso al malgaro che doveva procedere alla lavorazione della cagliatura (i paioli delle malghe erano davvero grandi per cui, una volta riempiti, il loro peso diventava proibitivo).


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