17 settembre 2018

Il tagliere per il pane duro

Si chiamava Brotgrommel e serviva per ridurre a pezzetti lo Schüttelbrot, il durissimo pane invernale dei contadini di montagna.
Brotgrommel
"Al Paulheiss ci portarono il pane comperato dai ragazzi a Mareta. All'Hochparigg,
invece, il pan di segala tagliato a pezzettini con il Brotgromml."

Aldo Gorfer, "Gli eredi della solitudine", Cierre Edizioni,
Sommacampagna (VR), 2003, pag. 167.
Il vantaggio di questo pane secco, croccante e durissimo di farina di segale, altrimenti micidiale per i denti, era che dopo la panificazione diventava duro molto in fretta e perciò non faceva in tempo ad ammuffire.
Per questo motivo si poteva conservare per tutto l'inverno.
Ma sgranocchiarlo coi denti era fuori discussione.
Ecco allora che ogni maso disponeva sempre di un apposito tagliere "a ghigliottina", il Brotgrommel (dialettalmente Brotgromml) che permetteva di spezzettare lo Schüttelbrot prima di portarlo alla bocca.



20 agosto 2018

La lunga giornata dei malghesi dei Lagorai

La prima operazione della giornata che impegnava un po' tutti era la pulitura dello stallone dalla grassa, lo stallatico depositato dalle vacche durante la notte.
Malga Montalon calgera
Malga Montalon, in Val Campelle: il lavaggio mattutino della calgera, il grande paiolo per la
lavorazione del formaggio.
Quando c'era si utilizzava un corso d'acqua forzandolo a passare nella canaletta centrale del barco, che era sempre costruita in leggera pendenza.
Questo sistema ad acqua corrente "automatica" proseguiva anche all'esterno con le rode, piccoli canali d'acqua che si perdevano nei pascoli vicini contribuendo alla loro concimazione.
All'alba il casèro e i suoi aiutanti procedevano alla mungitura, che avveniva nel barco, lo stallone. Mezz'ora prima del termine della mungitura uno dei malghesi si spostava nella casèra per accendere il fuoco per la polenta.
Poi, verso le otto, gli uomini si radunavano perla colazione a base di polenta, latte, formaggio, ricotta.
Subito dopo i vachèri, i mandèri e il caorèro dirigevano le proprie bestie al pascolo.
malga montalon
I malghesi di Malga Montalon in posa per il fotografo.
Verso le tre del pomeriggio facevano ritorno alla casèra per rifocillarsi e completare la pulizia del barco.
Gli animali, che nel frattempo avevano fatto la polsa (riposo) e la rumina (ruminato), si riavvicinavano alla malga.
Nel tardo pomeriggio venivano ricondotti e nel barco e per la seconda volta si procedeva alla mungitura.
All'imbrunire tutti cenavano alla luce del fogolàr, venivano date le disposizioni per il giorno dopo e la giornata era terminata. In malga si andava a letto presto.
Testi e foto sono tratti dal testo "Vita di malga", visibile qui, a cura dell'Ecomuseo della Valsugana, pag. 26.

30 luglio 2018

Caseificio turnario e latteria turnaria

La produzione della giornata si chiama caserada e spetta - a turno - ad uno dei soci. Sono antiche tracce di proprietà collettive e socialismo pre-industriale che ancora sopravvivono in Trentino.
caseificio turnario
Il Caseificio Turnario di Peio Paese, in cui si lavora secondo il sistema tradizionale,
dispone di tre caldaie in rame, un locale con le vasche d’acqua per l’affioramento
della panna e un ambiente per la salamoia. (foto G. Crozzoli)

Il Caseificio Turnario di Peio Paese è l'ultimo caseificio turnario del Trentino ancora oggi in funzione.
Produce quotidianamente in modo tradizionale burro e formaggio (formaggio Casolèt e formaggio nostrano) con il latte di vacche, pecore e capre allevati nel territorio del paese stesso.
L’insieme dei prodotti lavorati in un giorno si chiama caserada e ciascuna caserada, a turno, diviene di proprietà di uno dei soci del caseificio.
Il numero delle caserade cui il socio ha diritto è proporzionale alla quantità di latte conferita.


Latteria turnaria
La latteria turnaria si differenzia dalle latterie sociali in quanto non acquista il latte
ma effettua un servizio di lavorazione per conto dei soci. Le latterie turnarie erano
diffuse nelle vallate alpine del Trentino, Veneto orientale  e Friuli. (foto G. Crozzoli)
La latteria turnaria, presente anticamente in molti paesi, era una sorta di consorzio del latte: i contadini vi conducevano ogni mattina il latte munto.
Questo mini-consorzio permetteva un notevole risparmio di materiali, tempo e legna per il fuoco.
Una volta stagionate (alla latteria turnaria era annessa una capiente cantina) le forme di formaggio venivano suddivise tra i soci della latteria in base alle quote di latte conferite.
Poco era quello che si vendeva, la maggior parte era consumata dagli stessi produttori.

4 luglio 2018

La pianta del grano saraceno (Buchweizen)

Il grano saraceno arrivò da noi nel corso del Cinquecento. Prima di lei, tutte le pappette d'origine medioevale, le varie mose, panàde e polentine, venivano fatte con cereali più antichi: la segale, il farro e l'orzo.
La cespugliosa pianta del grano saraceno in un orto ricostruito presso il museo
etnografico di Dietenheim (Dobbiaco/Toblach).
A differenza della pianta del mais, che invece sarebbe arrivata dalle Americhe, la pianta del grano saraceno giunse in Europa dall'Oriente.
E si diffuse anche tra i masi alti, grazie alla sua rustichezza e adattabilità a climi estremi.
Grazie al suo valore nutrizionale il grano saraceno viene visto come un cereale, nonostante non appartenga alla famiglia delle Graminacee.

Tratto da https://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/grano-saraceno.html
Tuttavia oggi il grano saraceno è ormai scomparso dalla dieta contadina, e sopravvive solo fra i cultori.
"Fanno i villani della sua farina non solamente pane, ma anchora la polenta, del che vivono al verno... I villani che habitano ne i confini che disterminano l'Italia dalla Germania, fanno della farina la polenta, che la quale di poi che è cotta in una massa, la tagliano col filo in larghe fette, e sottili e acconciatole in un piattello con cascio e con boturo e assai ingordamente se la mangiano. Imperochè come posso ben dire io, non è cibo ingrato al gusto, nè aggrava così lo stomaco, come fa la polenta che si fa di farina di miglio, usata per il più da i carbonari, e da coloro che tagliano la legna ne i boschi."
P.A. Mattioli, "Discorsi nelli sei libri di Pedacio Dioscoride della materia medicinale", Venezia, 1568,p. 418

9 giugno 2018

Il macinino del caffè

Veniva usato sia per il caffè-caffè acquistato nel negozio del paese che per l'orzo tostato in casa, al fuoco del camino o della fornasela.
macinino
Siamo ormai in pieno Novecento, ossia quando la grande Rivoluzione Industriale che aveva investito le pianure e i fondovalle proiettò infine le sue innovazioni fino alle "terre alte", i piccoli insediamenti dei contadini di alta montagna abituati ad una economia di autoconsumo agricolo.

25 maggio 2018

I mercati del bestiame nelle città di fondovalle

A Trento, come in tutti i  principali centri cittadini dei fondovalle, nel Foro Boario si svolgeva periodicamente la compravendita del bestiame vivo. I protagonisti assoluti erano i bovini, allora come ai tempi dell'antica Roma (Forum Boarium, appunto...).
Piazza di Fiera a Trento
Fino al 1930 il gran mercato del bestiame vivo si svolgeva in Piazza Fiera, come ben si evince da questa foto dove, sulla destra, compare la Torre d'Aquila, che conserva il pregevole ciclo di affreschi medioevali "Il ciclo dei mesi". Dopo il 1930 il mercato venne spostato nell'attuale Corso Buonarroti. Poi, nel 1950 vi vennero costruiti 4 edifici uguali su una superficie di 6.000 metri quadrati, pagati con fondi statali. A partire dal 1961, tutto venne spostato verso Gardolo, in Via Lavisotto.

7 maggio 2018

Gli straboi (Strauben in tedesco)

straboi
Oltre che nei territori del Tirolo storico, gli Strauben sono diffusi in Baviera.
Gli Strauben (stràboi in trentino) sono le tradizionali frittelle strapazzate tirolesi.
L'impasto, preparato con farina, uova, burro, latte e grappa, viene poi lasciato colare dall'alto nell'olio da frittura in modo da formare lunghi nastri.
Vengono così tracciati dei ghirigori in modo da poter occupare l'intera superficie di un piatto.
Sono abitualmente accompagnati da marmellata di mirtilli e da una spolverata di zucchero a velo.