5 dicembre 2016

Chi erano gli Schwabenkinder?

Il termine "Schwabenkinder" significa letteralmente "bambini svevi" ma per molto tempo ha indicato quei bambini, provenienti da famiglie povere, che venivano affittati al Kindermarkt dalle famiglie abbienti per svolgere i lavori più umili.
Schwabenkinder
I bambini venivano accompagnati da un adulto o, qualche volta, da un prete che
aveva anche il compito di gestire l'intera trattativa.
Erano per lo più figli di piccoli contadini e provenivano da Tirolo, Sudtirolo, Liechtenstein e Svizzera.
Molti bambini Tirolo storico (soprattutto della Val Venosta ) attraversavano a piedi i passi di montagna compiendo percorsi di 200 chilometri in 7 giorni, con pochi vestiti e scarpe inadatte.
Schwabenkinder
Molti bambini dell'antico Tirolo (soprattutto della Val Venosta ) attraversavano a
piedi i passi di montagna compiendo percorsi di 200 chilometri in 7 giorni, con po-
chi vestiti e scarpe inadatte. A partire dal XVII secolo (e fino all'inizio del XX se-
colo) tra i proprietari terrieri della Svevia era invalso l'uso di impiegati nei lavori
agricoli stagionali. Gli Schwabenkinder si aggiungevano ad un'altra "zona d'ombra"
del vecchio mondo tirolese: i servi agricoli.
Le bambine e i bambini lavoravano duramente dal 19 marzo (festa di S. Giuseppe) ai primi di novembre (festa di S. Martino) e poi ritornavano a casa. In cambio otte-nevano davvero poco: un cambio di vestiti, un paio di scarpe, un cappello e, talvolta, modesto pagamento in moneta.
𛲠✍Nel Sudtirolo, ai primi di febbraio, si svolgeva anche lo Schlenggltag (giorni della Candelora, nei quali i servi cambiavano lavoro) dove si assumevano i braccianti agricoli, compresi bambine e bambini, per la durata di un anno.
𛲠✍A livello europeo il mercato dei bambini più importante si svolgeva nella città di Ravensburg - uno dei maggiori centri commerciali della Germania - che smistava anche 6.000 tra bambine e bambini in genere dai 7 ai 14 anni, ma anche di soli 5 anni.
𛲠✍Fino al 1921 i bambini erano esonerati dall'obbligo della frequenza scolastica, un provvedimento introdotto per soddisfare le lobby che utilizzavano questo tipo di manodopera.
Nel 1908 ci fu una campagna di sensibilizzazione sulla stampa americana che paragonava il mercato dei bambini con il mercato degli schiavi negri. 

28 novembre 2016

Gli Schmarren e Kaiserschmarren

Sono delle grosse omelette strapazzate, una merenda che quando viene servita abbondante può davvero diventare piatto unico.
Schmarren Kaiserschmarren
E' una spessa crêpe ridotta a pezzi durante la cottura. Come accade con lo Strau-
ben, altro dolce tipico tirolese, gli Schmarren vengono cosparsi di zucchero a ve-
lo e serviti con marmellata di ribes o di mirtilli. E' imparentato con le unghere-
si e mitteleuropee Palatschinken (in tedesco), palacsinta (in ungherese) ma anc-
he palacinche (in Friuli e Istria) o palacinke (in Slovenia e Croazia).
Sono qualcosa di più delle semplici crêpes dolci di farina, uova, latte e zucchero. Diciamo che una omelette alta un dito viene strapazzata durante la cottura: bisogna girarla e tagliarla con la forchetta mentre cuoce.
Sul piatto va poi completata accompagnandola con marmellata acidula di mirtilli o di ribes (oggi sempre completata da una spolverata di zucchero a velo).
I due termini differiscono per il fatto che il prefisso "Kaiser" allude all'Imperatore austroungarico. Il dolce si diffuse nel corso dell'Ottocento.

19 novembre 2016

La tinozza per il bucato

I panni sporchi venivano trattati con acqua bollente e cenere di legna (e in questa "vasca" si lavavano anche le persone).
mastella di legno
I grandi bucati periodici venivano fatti nella mastella, una grossa tinozza in legno co-
struita con la stessa tecnica delle botti da vino. La risciacquatura, che richiedeva ab-
bondante acqua corrente, veniva fatta all'aperto, nel lavatoio della fontana del maso.
o nel lavatoio pubblico dei paesi. Questa specie di grande botte tagliata a metà ser-
viva anche per i (rari) bagni delle persone.
La tinozza serviva per fare il bucato con la "lisciva", che consisteva nel lasciare a mollo i panni sporchi in acqua bollente e cenere di legna (che contiene grandi quantità di carbonato di sodio e di potassio e può essere usata al posto del sapone: una sorta di “soda caustica” naturale ad alto valore pulente).
Poi, una volta energicamente sfre-gati e battuti, i panni venivano risciacquati nell'abbondante acqua corrente della fontana.
Lo stesso mastellone in legno veniva usato anche per fare il bagno, quelle poche volte che

6 novembre 2016

Oggi si direbbe "vendita diretta": l'antico Buschenschank austriaco e l'Osmica slovena.

Nel 1784 l'imperatore austriaco Giuseppe II autorizzò i contadini a vendere per otto giorni senza imposte i loro prodotti, a partire dal vino. Veniva così riconosciuta e regolamentata l'antica usanza chiamata Buschenschank in Tirolo e Carinzia oppure Osmica nel Carso triestino e nell'Istria slovena (a Vienna era chiamata Heuriger). Buschenschank, cioè osteria contadina. Il nome trae origine dai Buschen,
osmiza buschenschank
Il maso abilitato alla vendita diretta era il Buschenschank e il vino nuovo era chia-
mato Nuie, nel senso di "Neuer Wein" (noi oggi diremmo "novello"). In tedesco il
mosto era detto Süßer, cioè più dolce, in quanto più dolce del vino. E a Vienna il
termine Heuriger definiva non solo il locale ma anche il vino novello, non ancora
invecchiato. In Friuli e in Slovenia l'usanza prende un nome slavo: osmica, che
traslata nel dialetto locale suona "osmiza".
...quella locanda medioevale riconoscibile da una frasca verde, detta Busche, che veniva appesa alla porta d'ingresso per segnalare al viandante che la porta era aperta per l'ospite.
Questa usanza sopravvive anche in Friuli e Slovenia: la osmiza (in sloveno osmica) non fa sempli-cemente parte del folklore locale: l'osmiza è attiva, conosciuta e fre-quentata dalla gente del posto.
A Trieste "andar per frasche" significa appunto andare a bere il vino nelle osmize. Il termine deriva dallo slavo osem (otto) ed allude agli otto giorni esentasse originari.

25 ottobre 2016

I Törggelen che festeggiano il vino nuovo

Nei giorni che seguivano la fine della vendemmia e della vinificazione dell'uva i contadini e i loro braccianti facevano festa.
Törggelen
In forma aggiornata e turisticizzata queste feste del vino e della castagna sopravvi-
vono ancor oggi (in foto uno dei numerosi Buschenschänke nei dintorni di Bolzano,
lungo il Keschtnweg/Sentiero del Castagno alle pendici del Renon).
L'usanza dei Törggelen riguardava i masi di fondovalle, ed era uno dei riti autunnali legati alla raccolta delle castagne e alla spremitura e fermentazione del vino nuovo.
Il termine deriva infatti da Törggl  (torchio), una parola che deriva a sua volta dal latino torculum, l'at-trezzatura usata per "torcere, pres-sare, spremere" l'uva dopo la vendemmia.
I Törggelen si tenevano tra i primi di ottobre e l'inizio dell'avvento. Col tempo, l'uso trovò riconoscimento nel Buschenschank, legalizzata via di mezzo fra maso e punto vendita.

18 ottobre 2016

La raccolta delle castagne

Tra il fondovalle e i masi alti si estendeva una larga fascia altimetrica, che arrivava fino agli 800-900 metri, dove era possibile la coltivazione del castagno.
caldarrostecastagne
Tra i primi di ottobre e l'inizio dell'avvento certi masi, i cosiddetti Buschenschänke,
erano autorizzati a vendere il vino novello di loro produzione. Nei Buschenschänke
(che somigliano, come usanza, alle osmize slovene) il vino novello s'accompagnava
a piatti prodotti nel maso: la zuppa d'orzo, la carne in salamoia, i famosi canederli
tirolesi
, per finire con le frittelle dolci e le caldarroste, mangiate nel caldo riparo del-
la Stube tirolese e affogate nel vino nuovo.
Senza avere lo stesso peso economico rivestito nell'Appennino, anche qui la castagna era entrata nel ciclo alimentare dei contadini.
La consumavano cotta alla fiamma oppure seccata e fatta rinvenire nel latte, oppure sotto forma di farina.
La raccolta, che era piuttosto macchinosa e anche pericolosa, viste le dimensioni della pianta, avveniva d'autunno e si accom-pagnava a feste conviviali legate alla contemporanea lavorazione del vino nuovo.
In Sudtirolo era radicata l'usanza del Törggelen, un termine che deri-va da "torchio" e allude alla spremi-tura e fermentazione dell'uva.

8 ottobre 2016

Il cesto che sbuccia le caldarroste

Tra gli attrezzi ideati dall'ingegnosità contadina c'è anche questo cesto di rametti intrecciati, usato per ripulire le caldarroste senza scottarsi le mani.
Veniva usato nelle giornate dei Törggelen (i giorni del vino nuovo e delle castagne)
quando certi masi si trasformavano in Buschenschank, un istituto austro-ungarico
sopravvissuto anche nelle Alpi slovene, dove oggi si chiamano Osmize.
Il Keschtnriggl è un utensile in legno di castagno e salice che, ruotato e scosso, faceva cadere a terra i residui neri e polverosi che restavano addosso alle caldarroste dopo la sbucciatura.
I masi "Buschen"  erano resi rico-noscibili da una frasca verde, detta Buschen, che veniva esposta vicino alla porta di ingresso come simbolo di riconoscimento e insegna rivolta a tutti, compresi a quelli che non sapevano leggere.
In tal modo si segnalava al viandante che la porta era aperta per l'ospite.