18 febbraio 2020

Dalle malghe del Lagorai alla lontana Los Angeles della beat generation: anche Ferlinghetti li sapeva apprezzare...

Il formaggio di malga: "Se ne innamorò perfino Lawrence Ferlinghetti nel 2001", ci
Lawrence Ferlinghetti, co-protagonista coi formaggi di Montalon, Cere e Val-
piana del racconto breve di Laura Zanetti, è il poeta più noto della beat-gene-
ration di Frisco e della West Coast (qui sopra la sua City Lights).
svelava Laura Zanetti, la fondatrice della associazione "Liberi Malghesi e pastori dei Lagorai", in un suo racconto breve scritto nel 2006.
"Dopo aver osservato come spezzettava e gustava il Bagoss di Bagolino, il formaggio delle alpeggi bresciani, al Carrarmato di Verona, avevo preparato un pacchettino di poste italiane con dentro cinque piccoli tesori d’alpe, direzione City Lights – San Francisco: Il Bettelmat, il Bitto storico, il Castemagno e ciò che rimaneva nel frigorifero di malga Cere e di malga Valpiana. Lawrence rispose con una sua foto cartolina, ritratto davanti a City Lights: 'i migliori sono quelli con scritto malga'. E’stato un grande insegnamento. Conoscevo solo il parmigiano!"

4 febbraio 2020

Una veneziana paleoindustriale in Val Venosta

C'è stata un'epoca di transizione fra le tecniche medioevali (dove anche ingranaggi e ruote dentate erano di legno) e le nuove tecniche meccaniche introdotte dalla Rivoluzione Industriale (basate sul ferro).
Segheria veneziana
La segheria accanto alla Malander Alm, a quota 1.800 metri sfrutta una ruota "per di
sotto", lo schema costruttivo migliore (se il flusso d'acqua era costante e abbondante).
Pur rimanendo fedeli all'architettura generale e all'acqua corrente come fonte energetica, alcune segherie veneziane sostituirono diverse delle loro componenti meccaniche in legno con la più robusta, durevole, affidabile e precisa componentistica in ferro che era possibile acquistare nelle officine del fondovalle.
A queste quote la mutazione avvenne nel secondo dopoguerra, diciamo negli anni del boom economico italiano.
Il passo successivo sarebbe stato quello del trasporto a valle dei tronchi, dove venivano lavorati nelle nuove, grandi ed efficienti segherie elettriche.
👉Un esempio di segheria veneziana "paleoindustriale" lo si trova nella Schlandrauntal/Val di Silandro (una valle laterale sinistra della Val Venosta), lungo  quella che fu la via di collegamento usata dagli antichi coloni medioevali per recarsi in Val Senales partendo appunto dalla Val Venosta.
Oggi questi posti sono dimenticati dai più, e vengono frequentati solo da chi ci abita, mentre restano estranei ai grandi flussi turistici.
Segheria veneziana
Le piccole dimensioni della ruota per di sotto non devono trarre in inganno. Mossa da un flusso d'acqua abbondante e costante, la piccola ruota assicurava un taglio veloce e senza intoppi.
Segheria veneziana
Mentre il carrello di trasporto e taglio era sempre in legno, la "rivoluzione industriale" riguardò il cuore della segheria, ossia il motore e in particolare il meccanismo biella-manovella. Per chi desideri visitarla, questo è il link.

6 gennaio 2020

I gesti antichi dei saperi d'un tempo...

Certi antichi gesti dei vecchi mestieri son ben spiegati nel blog solandro di Umberto Zanella, che ne fissa la collaudata gestualità.
La lavorazione del lino, dalla gramolatura degli steli alla filatura.
Ma quello che vale per le valli del Noce e per il Trentino è anche rappresentativo dell'intera cultura materiale dei contadini delle terre alte: preparare le scandole per il tetto, costruire cesti di giunco, gramolare e filare il lino, lustrare il paiolo della polenta, comporre gli ornamenti festivi per il Natale...
👉Oltre ai collages del tipo qui ospitato, il post del sito 4passiinValdiSole rimanda anche anche ad una completa serie di foto che documentano ciascuna singola attività.
La realizzazione delle scandole di larice, le antiche "tegole" lignee usate nei tetti degli edifici. Qui il link diretto al post.

21 dicembre 2019

Le staccionate tipo Stangenzaun, che si adattano all'inverno

Questo tipo di recinzione a stanghe mobili inserite in coppie di montanti verticali veniva realizzata interamente in legno.
Stangenzaun
Dalla foto (che mostra una versione odierna a montante singolo) ben si evince come sia facile
smontare questo tipo di recinzione, soprattutto per evitare danni nei mesi invernali.
Steccati, palizzate e recinzioni servivavo sia per confinare gli animali domestici che per difendere orti e campi dalle incursioni degli animali domestici e sevatici
👉Due paletti verticali erano legati insieme tramite anelli di recinzione fatti di rametti flessibili di salice o abete, a volte anche intrecciati in una figura a otto.
👉Questo tipo di staccionata è adatta anche ai declivi ripidi dell'alta montagna perchè può essere smontata e quindi "posata" durante l'inverno per evitare di essere distrutta dalla pressione della neve.
Una trattazione completa delle staccionate in legno tradizionali dell'alta montagna è nel sito Austria-forum.org alla voce. Historische Zäune.
Stangenzaun
La ricostruzione ben descrive l'aspetto della staccionata Stangenzaun di un tempo.
Stangenzaun
Cartolina d'epoca, raffigurante una recinzione Stangenzaun nelle Alpi austriache.

30 novembre 2019

Le patate smalzade: in padella o al forno col grasso di maiale

Patate "smalzàde" alla trentina: il nome rimanda allo Schmalz, cioè allo strutto, che
patate smalzade
Lo Schmalz (strutto, sugna) era il grasso ricavato dalla lavorazione del maiale. Veniva
conservato dentro un vaso di vetro o di terracotta, e in cucina faceva le veci del burro
e soprattutto dell'olio, che all'epoca era quasi uno sconosciuto.
era il grasso ricavato dalla lavorazione del maiale e che nei paesi di montagna era (assieme al burro) il principe dei condimenti.
In dialetto trentino lo "smàlz" è appunto lo strutto, ed è da qui che viene il nome "patate smalzade": patate passate in padella con lo strutto (non con il burro, e tantomeno con l'olio...)
👉Nel resto d'Italia è anche conosciuto anche come "sugna": è sempre il grasso di maiale fuso e lasciato rapprendere in un recipiente d'un qualche tipo.
Tuttavia alla voce "smalzàr" i prontuari dialettali trentini riportano spesso: "condire con burro o/e con il formaggio fuso".
Patate condite non solo con lo strutto, quindi, ma anche con lo strutto-o-burro e il formaggio fuso.
E il pensiero corre alla "polenta concia" condita con burro e formaggio delle vallate lombarde, altra preparazione povera ma altemente nutritiva messa a punto dalle popolazioni delle terre alte.
patate smalzade
I semplici ingredienti delle patate smalzade: pepe nero, sale, strutto e - volendo proprio - prezzemolo.

17 novembre 2019

La strinadina dei boscaioli rendenesi

La strinadina della Rendena era una merenda che generalmente veniva consumata durante la giornata di lavoro nei boschi. Era il sostituto del pranzo.
strinadina
Pane vecchio condito con olio di oliva, zucchero e vino rosso. Da non confondere con le bru-
schette, ricorda piuttosto la soppa istriana (che però aveva natura più che altro conviviale).
Questa merenda da lavoro prende il nome dal verbo strinàr, abbrustolire, ed era in uso nei paesi delle valli Giudicarie trentine.
Era fatto col pane vecchio bagnato nel vino rosso e poi scottato alla brace, ed infine condito con olio di oliva, zucchero .
Si trattava, in buona sostanza, di fette di pane inumidite arrostite sui cerchi in ghisa della fornasela e poi cosparse di zucchero, olio e vino.
👉L'insolita presenza dell'olio d'oliva ci dice che la sua diffusione (Val Rendena e Giudicarie) risentiva della vicinanza del Lago di Garda, dove veniva coltivato da tempo immemore l'olivo.
👉Si trattava, con tutta evidenza, di un piatto "di riciclo" che inoltre ben si prestava a fornire energia a chi doveva affrontare una lunga giornata di faticoso lavoro. Era anche semplice da fare: da pane vecchio intriso nel vino rosso e poi “strinato”, cioè abbrustolito, condito infine con olio d'oliva e zucchero.

28 ottobre 2019

Le castagne secche, bollite in acqua e latte

Le castagne lessate in acqua e latte sono davvero semplici da preparare.
castagne secche
Castagne secche pronte per essere lessate in acqua e latte con una foglia di salvia.
E' una ricettina adatta all'autunno, da realizzare con facilità a casa.
Per prima cosa mettere a bagno le castagne secche in acqua tiepida per un un paio d'ore in modo da farle rinvenire e anche poter togliere in modo agevole tutte le pellicine che le ricoprono, cosa che non accade con quelle che si comprano oggi nei supermercati, che sono già belle che pelate.
👉Per cuocerle basta mettere a bollire in una casseruola acqua e latte (diciamo metà e metà) con l’aggiunta di un pizzico di cannella e di sale. In alternativa salvia e sale, come nella foto, o ancora alloro e zucchero. Mezz'ora o 45 minuti dovrebbero bastare.
Scolare e lasciar raffreddare, poi si sgranocchiano tiepide.
castagne lessate
Dopo la raccolta servivano tre o quattro settimane di essicazione, ed erano pronte. Funzionavano da scorta invernale, perchè non ammuffivano e si conservavano a lungo. Qui sopra: castagne secche bollite: lasciar raffreddare prima di sgranocchiare...