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24 maggio 2026

La fredda camera da letto dei masi di montagna

Nelle  camere da letto dei masi si dormiva al freddo (ma sotto il piumino del protettivo "letto tedesco").
La camera da letto padronale del Ruaner Hof, il grande maso a corpo unito della Val Sarentino ricostruito nel museo di Dietenheim/Teodone (Brunico). C'è anche un lettino per infante. Sul lettone troneggia un accessorio di lusso: lo scaldaletto di rame.

La camera da letto del piccolo maso Beim Tennign, un piccolo a corpo unito della
Val Aurina, anch'esso ricostruito integralmente nel museo all'aperto di Dietenheim/
/Teodone. L'arredo delle stanze da letto prevedeva la presenza di cassapanche per
conservare la biancheria o altri oggetti personali, utili anche come piani d'appoggio.
Il letto tedesco non utilizza il lenzuolo superiore (lenzuolo piano). Perciò ci si copre direttamente con il piumino, inserito in un copripiumino che veniva lavato regolarmente. In origine, prima dell'introduzione di reti metalliche più moderne, la base del letto era costituita da assi di legno su cui veniva posizionato il giaciglio. Il "materasso" tradizionale era spesso un sacco di tela riempito di paglia o fieno.
👉Non ho notizie sull'uso di scaldaletto a braciere nei masi (forse per l'alto rischio di incendi nelle costruzioni basate sul legno?), che era invece un accessorio diffuso nelle terre alte di cultura latina. Nè ho notizie relative al vaso da notte.
👉Anche quando le stanze da letto erano situate sopra la Stube, e il passaggio del calore da sotto a sopra era aiutato da piccole a aperture a seracinesca, le camere da letto erano comunque dei locali freddi perchè privi di un punto-fuoco ed esposti agli spifferi invernali. Sempre in tema di lotta al freddo, a volte, raramente in realtà, si ricorreva anche alle "cassettone da notte" che rimase però una soluzione più diffusa nei paesi nordeuropei che nell'arco alpino.

2 aprile 2026

Le fontane pubbliche di paese avevano il lavatoio incorporato

I lavatoi pubblici erano installazioni comunitarie, infrastrutture basilari per la vita del villaggio quando ancora si viveva in abitazioni prive di acqua corrente.
La fontana pubblica era sempre completata dal lavatoio, anche nel più piccolo dei borghi. L'acqua da bere si prelevava dalla vasca più in alto il cui flusso restava aperto anche d'inverno per non ghiacciare. Le altre due servivano al lavaggio e risciacquatura dei panni: per questo si trovavano più in basso, dove venivano sempre alimentate da acqua pulita che tracimava da sopra.
Un lavatoio pubblico di paese fotografato negli anni Cinquanta in Val di Non.
Se ogni maso di montagna, in quanto entità insediativa economicamente autosufficiente, aveva una sua fonte d'acqua privata, diversa era invece situazione in cui si trovavano gli abitanti dei piccoli centri di montagna, caratterizzati da edifici vicini gli uni agli altri che condividevano le risorse idriche. Sorgente o torrente che fosse, l'acqua doveva essere messa in comune.
👉Complemento del lavatoio pubblico era l'asse per il bucato, un oggetto strettamente personale che le massaie si portavano da casa assieme ai panni da lavare. La sua larga superficie era percorsa da scanalature per renderla più ruvida e nel contempo favorire la dispersione dell'acqua sporca dopo l'energica sfregatura dei panni che vi facevano le lavandare.

10 marzo 2026

Le cittadine di fondovalle nel medioevo tirolese

Le cittadine commerciali del fondovalle avevano un impianto urbanistico detto "modulo gotico", un modello di centro urbano che veniva dalle città commerciali del centro-nord europeo.

Lo schema del modulo gotico interpretato da Google AI: gli ho chiesto di conservare qualche traccia di orto interno. Le cittadine di fondovalle si sviluppavano lungo una sola grande arteria, una via del commercio sulla quale si affacciavano i fronti-strada delle botteghe. La case erano alte e strette, per occupare poco spazio sul fronte strada, e il lotto insediativo si sviluppava verso il retro.
La via dei portici di Neumarkt/Egna oggi. Sotto il portico lo spazio antistante le bot-
teghe
destinato alla esposizione delle merci; all'esterno la strada carrabile riserva-
ta al passaggio del traffico commerciale. Oggi come allora sotto ai portici non man-
cavano le locande per i mercanti, i carrettieri e i viaggiatori. Un altro esempio di via
commerciale porticata si trova nella piccola Glurns/Glorenza, in Val Venosta.
Oltre ai castelli dei signori territoriali, ai masi dei liberi contadini di montagna, alle abbazie degli ordini monastici e ai contadini dei villaggi, il panorama socio-economico medioevale vedeva anche la presenza delle città commerciali di fondovalle: Bolzano, Merano, Bressanone, Vipiteno, ma anche Egna, Glorenza, Chiusa, tutte costruite secondo lo schema del "modulo gotico".
👉Lungo la via commerciale si affacciavano spalla a spalla i fronti-strada delle retrostanti botteghe, che potevano essere  sia commerciali che artigianali, ciascuna delle quali si sviluppava in profondità sul dietro, diciamo sul suo lungo e stretto cortile che in origine ospitava (non c'erano i frigoriferi) gli indispensabili orti, orti che poi sono stati via fagocitati dalla edificazione nel corso delle ere successive. Fino ad arrivare all'oggi, quando gli orti non ci sono quasi più, completamente fagocitati dall'espansione e dalla aggiunta delle costruzioni.
Una foto aerea della cittadina di Clausen/Chiusa con il nucleo medioevale eviden-
ziato dal rettangolo bianco. La via commerciale al centro, con le due cortine di edi-
fici "gotici" ai lati. Sul lato del fiume sono sopravvissuti fino ad oggi il cortili medio-
evali coltivati ad orto ed affacciati sul fiume Isarco. Sullo sperone roccioso l'impor-
tante Monastero di Sabiona, che fu centro di potere religioso ed economico.
👉La vita quotidiana si dipanava  giorno dopo giorno in un ecosistema urbano che sfruttava al massimo il terreno sviluppandosi in altezza e che proteggeva gli abitanti e i frequentatori dai rigori dei freddi inverni nordici. Per capire come si viveva in un modulo gotico, dobbiamo immaginare la casa non solo come un rifugio, ma come una macchina produttiva verticale. La distinzione tra "casa" e "lavoro" che abbiamo oggi non esisteva: l'edificio era un ecosistema totale.
👉Le gerarchie sociali si riflettevano nella separazione funzionale dei diversi piani.
Il piano terra (la bottega): è il cuore economico. Il fronte strada è occupato da un grande portone o da una finestra con un bancone in pietra che si apre direttamente sulla via. Qui il mastro artigiano produceva e vendeva. L'ambiente era buio, illuminato solo dalla porta aperta, e l'odore (di cuoio, farina o metallo) era dappertutto.
I portici di Merano in una vecchia foto. Ad ogni arco corrispondeva una singola bot-
tega commerciale o artigianale che si allungava sul retro del suo "modulo gotico".
Il primo piano (il "piano nobile" e di rappresentanza): salendo scale spesso ripide e strette, si arrivava alla sala principale. Qui la famiglia mangiava e riceveva gli ospiti. Era l'unico ambiente riscaldato e con finestre un po' più ampie.
I piani alti (il dormitorio): più si saliva, più gli spazi diventavano angusti e freddi. Qui dormivano i figli, i servi e gli apprendisti (che erano parte della famiglia).
Il retro (il cortile): fondamentale per la luce e l'aria. Spesso ospitava un pozzo e (nei casi migliori) una latrina e un piccolo orto o spazio per gli animali da cortile.

18 dicembre 2024

Il Filzerhof di Fierozzo in Val dei Mocheni, costruito nel 1324

La trentina Val dei Mocheni è un'isola linguistica germanofona di origine medievale, fatto che spiega la presenza dei "masi", che sono insediamenti di cultura tedesca.
Il maso Filzerhof venne fondato nel 1324, quando il Signore del Castello di Pergine affidò l’appezzamento denominato “ad Schaletas” ad un colono per renderlo coltivabile e costruirvi la propria abitazione. Come edificio, è classificabile come maso del tipo a corpo unito, cioè che ha l'abitazione, la stalla e il fienile riuniti sotto lo stesso tetto.
Il Filzerhof in autunno.
In questa valle, percorsa dal torrente Fersina che passa per Pergine e finisce a Trento, non si è mai affermato l’istituto del maso chiuso perché si trova in Trentino, che è di cultura latina. Ma la valle ha visto la presenza dei minatori germanici detti "Canopi", e ci sono dei masi tipici della colonizzazione baiuvara che avvenne nell’area tirolese a partire da metà '200, per volere di Mainardo II Conte del Tirolo-Gorizia.
Oggi fa parte di un museo. La struttura dell’edificio e la distribuzione degli spazi so-
no rimasti pressoché intatti fino ai giorni nostri, così da poter rappresentare un vali-
do esempio di abitazione contadina di montagna. Sullo sfondo il Monte Rujoch.
👉Oltre al classico maso di mezza montagna condotto dal Bergbauer in questa valle ricca di miniere per l'estrazione di metalli, certi masi vennero affidati al colono chiamato Bergknapper, il contadino di montagna che si occupava anche di estrarre minerale dal terreno agricolo assegnatogli.
👉Anche nel caso dei masi mocheni spettava al colono disboscare, coltivare il terreno, costruire al suo interno la propria casa dietro il pagamento di una sorta di affitto annuo che veniva pagato di San Michele, che cade proprio il 29 settembre.
E' stato trasformato in museo etnografico con sede nel comune di Fierozzo. Raccoglie oggetti e presenta gli ambienti della storia e della vita rurale della popolazione della Valle dei Mòcheni.

13 giugno 2024

Dormire nel cassettone, per difendersi dagli inverni nordici

Una espediente estremo, più scomodo della classica la stufa di muratura tirolese, che emanava calore pulito in tutta la Stube, la "comfort room" dell'intero maso.
Ma anche tra i masi qualche "armadio da letto" lo si incontrava, e allora il legno usato era quello povero, di alta montagna e facile da lavorare: l'abete, o al massimo il pino. Tutto autocostruito dal Bauer del maso, che era anche un abile artigiano tuttofare.

Durante i rigidi inverni del nord Europa, riscaldare le case era un compito arduo. Per questo motivo, alcuni artigiani sconosciuti idearono un tipo di letto simile a un armadio, dove rifugiarsi dal freddo della notte una volta che il fuoco di famiglia si era spento.
Questi letti, con uno o due scomparti, erano un capolavoro di lavorazione del legno che, per oltre 16 secoli, ha protetto gli europei del Nord (purchè non claustrofobici) dal gelo notturno.
👉Il letto a cassettoni, nato nel tardo medioevo, si è diffuso in varie forme in tutta Europa settentrionale, con esempi provenienti da Gran Bretagna, Scozia, Austria, Paesi Bassi e Scandinavia.
👉In alcune regioni, questi letti furono utilizzati fino al XX secolo il che è comprensibile considerando i freddi inverni europei e le abitazioni riscaldate solo da fuochi a legna.
Prima dell'avvento dell'elettricità e della diffusione degli impianti di riscaldamento, le case erano riscaldate molto meno rispetto a oggi, e il freddo esterno si rifletteva inevitabilmente anche all'interno.


3 settembre 2023

La presa d'aria scorrevole a soffitto, per riscaldare la camera da letto sfruttando il calore della Stube

In certi masi c'era un particolare di lusso: la presa d'aria scorrevole ricavata nel soffitto della sottostante Stube, l'unico locale della casa che era sempre riscaldato.
La botola con passaggio d'aria ricavata nel soffitto della Stube del maso Beim Tennign, presso il museo all'aperto di Dietenheim/Teodone, a Bruneck/Brunico. Il maso era piccolo, ma l'abitazione era stata molto curata nei particolari e negli arredi.
La Stube del maso Beim Tennign, l'unico locale sempre riscaldato.
Era, chiamiamolo così, il rubinetto di apertura/chiusura destinato al riscaldamento della camera da letto, che era situata al piano superiore. Si trattava di un autentico lusso, per gli standard abitativi di allora.
👉Bisogna ricordare che le camere da letto erano in genere molto fredde perché non dotate di stufe, in quanto ricavate nel piano alto dell'edificio, quello sempre costruito in legno. Quando tra le travi restava qualche spiffero d'aria, d'inverno si gelava. Erano i locali più freddi dell'intera abitazione.

9 luglio 2023

I tetti in paglia, per quando il legname da scandole mancava

Quando il legname adatto per ricavarne delle scandole scarseggiava, il tetto veniva ricoperto con la paglia.
Tetto in paglia di un vecchio fienile della Val Sarentino, smontato e ricollocato nel Museo di Dietenheim/Teodone (Brunico).
I tetti in paglia sono ormai scomparsi e relegati nei musei della cultura contadina.
In genere non era questa la condizione delle campagne tirolesi o sudtirolesi; salvo qualche eccezione (come nelle valli Giudicarie trentine o in certi luoghi dell'altipiano di Asiago) il legname di larice o di pino non mancava.
👉Ma c'erano zone dove il legno in generale era scarso, quasi una rarità. I monti Lessini delle Prealpi veronesi ne sono un esempio, ma lì si ricorreva alle lastre di pietra. La paglia era legata in mazzi grossi quanto un braccio in giorni miti durante l’inverno. Ogni anno andava sostituita una porzione del tetto.
Tetti in paglia di segale sull'altipiano di Asiago a Treschè-Conca prima della WW1. I tetti in paglia erano chiamati rokken (dal tedesco Strohdecker), stròa. Ed erano fatti di paja, stroppe, paja de segale.

1 aprile 2023

Il grande maso "Falkner-Schnaitter" nel distretto di Innsbruck

E' un grande maso del tipo a corpo unico con cellule affiancate, con la abitazione e la stalla affiancate (Einhof). Si trovava nel Tirolo austriaco.
E' una grande costruzione che risale al 1600, si trova a Ovest di Innsbruck, lungo l'antica via del sale legata alle vicine miniere di salgemma di Hall in Tirol. A sinistra a parte abitativa, tutta in muratura e a destra quella agricola col fienile in legno.

A sinistra la pianta del piano terreno, a destra la pianta del piano superiore. Il maso si caratte-
rizza per il corridoio passante che a pian terreno separa la cellula abitativa da quella agricola.
I masi del tipo costruttivo "a corpo unico" uniscono sotto un unico tetto sia la parte abitativa che quella agricola.
Qui abbiamo una grande costruzione che risale al 1600 e si trova a Ovest di Innsbruck, lungo l'antica via del sale legata alle vicine miniere di salgemma di Hall in Tirol.
👉A piano terra dispone di un corridoio passante laterale che separa la parte abitativa da quella agricola destinata agli animali. Sempre a piano terra ci sono la Stube e la cucina, con un locale per la panificazione sul retro.
La parte agricola si trova nella parte occidentale della costruzione ed é composta  dalla ampia stalla col soffitto a vele, ed un'aia destinata ad operazioni varie. Sopra alla stalla una grande struttura in legno ospita l'ampio fienile, dotato di un accesso carrabile sostenuto da un arco in pietra.
👉Al piano superiore ci sono le camere da letto.
La rilevanza economica del maso Falkner-Schnaitter é testimoniata anche dalle dimensioni insolitamente ampie della stalla, la cui statica é assicurata dallo scenografico soffitto a crociera in mattoni.



A destra in alto l'importante corridoio passante che a pianterreno separa la cellula abitativa da quella agricola e che ospita anche la scala che porta al piano superiore. Nelle foto in basso la vastissima Stube di questo maso benestante e l'adiacente locale-cucina basato sullo schema del focolare aperto, cioé senza camino autonomo.

5 marzo 2023

Il gabinetto pensile negli edifici degli altipiani cimbri

Una soluzione non limitata agli altipiani veneto-trentini (le cui radici culturali sono di origine germanica) e molto apprezzata.
Una malga dell'Altipiano dei Sette Comuni con una piccola "loggia con cesso" che arriva alla linea di gronda del tetto di scandole i cui pluviali sulla fronte scaricano l’acqua piovana su quello che verosimilmente è un condotto di scolo che la fa defluire lontano dall’edificio. Siamo tra Otto e Novecento. Foto da un post Facebook di Francesco Gattolin.
Disegno di Lino Vanzetti per A. Baragiola.
In realtà é una soluzione che si ritrova nelle abitazioni contadine dell'intero arco alpino.
Si trattava di un passo in avanti rispetto alla situazione precedente, quando le deiezioni umane venivano semplicemente aggiunte a quelle animali accumulate nel letamaio.
👉Del resto perfino nelle città, almeno fino agli anni della WW2, le abitazioni più popolari adottavano di norma i gabinetti (spesso in comune) aggiunti sui ballatoi esterni.
👉In montagna in certi masi, i più benestanti o i più curati, erano presenti soluzioni intermedie, con un gabbiotto posto dentro l'abitazione ma con lo scarico collegato alla stalla o al letamaio.

12 gennaio 2022

I masi Ritzail nella piccola, breve e ripida Val di Mules

Qui la tipologia prevalente è quella del maso a corpo unito con abitazione, fienile e stalla sotto lo stesso tetto.
I masi tirolesi non sono tutti uguali. In genere si rifanno a tre tipologie costruttive diverse. Nella Val di Mules (una piccola laterale della Val d'Isarco) «A differenza di quelli della Venosta, sono costituiti da un solo corpo di fabbrica, largo, lungo e basso, costruito il più delle volte sfruttando, ad arte, il beneficio del pendio. In tal modo verso valle appaiono a due piani mentre, verso il monte, il tetto sfiora il terreno.» (Aldo Gorfer, 2003)

«La casa è divisa nettamente in due: stalla, fienile e residenza. La stalla è orienta-
ta verso il punto cardinale meno favorevole, anche per "dar caldo" alla residenza.
Sopra c'è il fienile. Entrambi sono in comunicazione diretta con l'abitazione.» 
(ib.)


Un piccolo maso a corpo unito particolarmente vetusto a Ritzail.
Nei masi più antichi, come lo Steiner, la stalla "è sotto terra e va nel monte", mi spiegò un contadino. La residenza, basamento di muratura, sovrastrutture lignee, può avere una breve tettoia dinnanzi all'ingresso. Sotto il gran timpano ligneo (Giebel) e al riparo dell'aggetto del tetto, si svolge, verso il sole, un ballatoio angolare.
Al piano terreno, in comunicazione diretta con la stalla, ci sono la cucina, la Stube e la camera dei genitori. Inoltre la dispensa (Speisekammer) e la cantina (Keller). Al piano di sopra, racchiuso con grosse travi di legno una sopra all'altra e nelle quali si aprono le porte, basse e strette tanto che una persona alta deve piegare il capo, altre stanze tra cui la camera del pane (Brotkammer) dove su appositi graticci si secca (e si gela) il pan di segala. Il pan di segala viene cotto nel forno che non è nella cucina con il bianco aggetto esterno bensì presso la casa, in un piccolo fabbricato apposito.»
(Aldo Gorfer, "Gli eredi della solitudine", Cierre edizioni,
Sommacampagna (VR), 2003, pagg. 101)
I masi Ritzail sono sparsi sul triangolo verde delimitato due brevi convalli sinistre della Val d'Isarco: la Maulser Tal/Val di Mules e la ancora più breve e secondaria (e ripida) Gansör Tal. Siamo a Nord di Bressanone, appena prima di Freienfeld/Campo di Trens, sulla via del Brennero.


5 gennaio 2022

La Machkammer (stanza del fare), la piccola officina del maso

Era il locale destinato ai piccoli lavori manuali e dove venivano conservati gli attrezzi per la lavorazione del legno e per la manutenzione del maso...
La Machkammer del maso "Gwiggen Hof", nel Tirolo austriaco. In evidenza a sinistra la mola a mano per affilare e al centro il tavolo da lavoro con la sua morsa. Poi pialla e pialletto, morsetti, mazzuoli, eccetera. Prevalentemente si trattava di piccoli lavori in legno, anche di precisione. Qui venivano ospitati anche i Kleinhäusler, gli artigiani itineranti stagionali che andavano di maso in maso. 
Tra le manutenzioni periodiche del maso di montagna c'era in primis quella della
copertura del tetto, che era sempre realizzata in scandole di larice autoprodotte.
Oltre al tavolo da lavoro, che poteva essere anche un vero e proprio banco da falegname, vi erano, pialle, seghe, martelli, scalpelli, chiodi, raspe, accette, chiodi, corde, viti e succhielli, mole per affilare coltelli e scalpelli, roncole, colla da falegname.
👉Durante i mesi più duri in cui le temperature si facevano più rigide, i lavori all’aria aperta venivano sospesi e sostituiti, momentaneamente, da altre attività manuali, in primis la creazione di utensili per la casa e la manutenzione delle attrezzature per i lavori agricoli.
👉La officina in cui si svolgevano queste attività era la cosiddetta

21 ottobre 2021

Einhof "Gwiggen" nelle Alpi di Kitzbühel

Un esempio di maso a corpo unico della Valle dell'Inn (Comune di Wildschönau, distretto di Kufstein, Tirolo).
L'ingresso principale é sul lato corto della costruzione e introduce a un ingresso su cui si aprono la cucina e la Stube. Il resto del piano terra é occupato da un'ampia dispensa, un piccolo locale di lavoro e, per la restante metà, dai locali destinati agli animali.
Sul lato destro si aprono gli accessi esterni al locale cucina, alla stalla dei cavalli e
a quella delle mucche, che é principalmente servita dal portone sul lato posteriore.,
nonché l'asse scalettata che permetteva alla galline di rientrare nel pollaio.

Il nome Gwiggen rimanda alla sua collocazione, sorgeva infatti in un punto in cui la strada si biforcava, potremmo chiamrlo "maso al bivio". Si trovava nel Comune di Wildschönau.
L'aspetto attuale ripete quello che aveva nel 1625, ma il suo nucleo edilizio é più antico.
👉L'edificio ha una struttura interamente a Blockbau, cioé composta da grosse travi di legno sovrapposte e incrociate alle estremità. L'ingresso all'abitazione é ricavato nella facciata anteriore. La Stube é rivestita in legno ed é riscaldata da una stufa in muratura
Pianta e destinazione d'uso del pian terreno, con i locali ad uso agricolo sulla sini-
stra e quelli ad uso abitativo e lavorativo sulla destra.
rivestita di maiolica. Il locale cucina é del tipo a focolare aperto.
Un unico camino in legno di larice serve sia la stufa della Stube che il focolare della cucina.
Il tetto é coperto in scandole. C'é una campana Essglocke (usata per avvisare chi lavorava nei campi che si rientrava per mangiare) montata sul colmo del tetto a due falde.
Il maso, costruito interamente in legno, dispone di un forno per il pane separato, costruito a distanza di sicurezza dall'edificio e realizzato in muratura con una piccola copertura a due falde.
👉Nel 1964, quando il maso venne abbandonato, la proprietà misurava
Pianta del piano rialzato, con le due camere da letto collocate sopra il locale cucina
e sopra la Stube, per sfruttarne il calore. Circondato da ballatoio, ospitava anche il
fienile ed un'aia interna per la lavorazione dei cereali.

23,6 ettari di cui 3,8 in campi coltivabili, 7,8 in prati falciabili, 0,14 in prati pascolabili, 11,8 in boschi, 0,06 di edifici. Gli animali del maso comprendevano 5 mucche, 5-7 vitelli, 10 pecore e 15 galline.
👉I fumi dei due punti- fuoco della casa (la stufa ad olle della Stube e il focolare del locale cucina) si riuniscono in un unico condotto in legno, soluzione costruttiva del tutto inconsueta. I condotti confluiscono sotto al soffitto dell'ingresso e da lì i fumi venivano convogliati verso il tetto tramite un condotto unico, anch'esso realizzato in legno, dotato di uno sportello di ispezione. Soluzione non solo inconsueta, ma anche pericolosa, perché a rischio di incendio.
Il disimpegno posto a piano terra permette l'accesso alla Stube (a sx), al locale cucina e alla dispensa (a dx), alle tre stalle (in fondo) nonché, tramite la scala in legno, alla Machkammer e al piano superiore. Sulla sinistra, in muratura, la bocca di alimentazione per la stufa della Stube, sovrastata dalla cappa in legno che ne raccoglie i fumi. A destra la cappa che catturava i fumi provenienti dalla cucina. Nella foto a dx, appeso alla parete c'é un Ferggl, che era un attrezzo usato per il trasporto a spalla di carichi ingombranti.
In senso orario: la Machkammer, il tavolo ribaltabile in cucina, il fogolar davert in cucina e una stalla con l'accesso interno al pollaio. Stube, camere da letto e fienile non differiscono da quelle presenti in altri masi dello stesso tipo.

27 marzo 2021

Conservare le scorte "en càneva", meglio ancora se "fonda"

Conservarle durante il lungo inverno e fino alla successiva stagione estiva, era un'imperativo categorico. E c'era il suo trucco.
Un esempio di "càneva fonda", cioé di cantina scavata sotto al livello del terreno.
C'era un accorgimento costruttivo volto a mantenere una temperatura costante, senza luce e con la giusta umidità per tutto l'anno. E guai ad andare sotto lo zero termico.
👉Il luogo giusto c'era, ogni contadino lo sapeva da sempre: era la càneva, insomma la cantina. Un locale a piano terra o scavato sotto la casa e perciò infossato nel terreno, al riparo dai grandi freddi e dai grandi caldi, diciamo stagionalmente "normalizzato", in pratica climatizzato.
Un'antica càneva mostrata al museo etnografico di San Michele.
👉Vi si mettevano a stagionare i salumi: speck e lucaniche, patate, mele, vino e formaggi. Caratteristica era la sua volta a botte, su cui si scaricava il peso della casa. Ci si conservava il vino.
Era un luogo appartato e nascosto, mai assurto agli onori ma indispensabile alla sopravvivenza della famiglia contadina. Senza càneva non si viveva, era semplicemente impensabile.
Andò in pensione dall'elettricità, che portò con sé il frigorifero.
Oltre al vino e ai salumi, in càneva si conservavano le patate.
👉Se non sono pavimentate, la terra presente in questi locali aggiunge un aroma terroso al salume, che assorbe l’umidità proveniente dal basso”.
“Qui erano riposte le verdure sottolio o sottaceto, si svolgeva la fermentazione dei crauti con finocchio e sale, si conservavano le mele, ma soprattutto le carni – spiega Lona – Le famiglie macellavano una volta l’anno, prima il maiale e poi la mucca. Da qui si otteneva la carne per lo speck, le lucaniche, la carne fumada. L’affumicatura era la tecnica necessaria per conservarle”.
Curiosità: in Slovenia e Croazia, ormai affacciati alla modernità globalizzata é in corso un vero e proprio un revival della càneva, che sta diventando una sorta di status symbol che va molto d'accordo con la tradizione della zimnica, la scorta strategica invernale di verdure e ortaggi sotto vetro.


27 febbraio 2021

Un grande maso a corpo unito fra Tirolo e Baviera

Il maso Hörl-Wetscherhof era una grossa costruzione rurale a corpo singolo che si trovava nel distretto di Kufstein, tra il Tirolo e la Baviera, e che risaleva al 1577.
Era situata sulla sponda occidentale del tirolese lago Walchsee. Oggi é ospitata dal museo etnologico di Kramsach, in Tirolo. Il tetto a due falde ha la copertura in scandole.
L'ingresso a corridoio del piano terra. A sinistra la Stube e la cucina, a destra la
Kammer e la Steingaden, entrambe con funzioni di deposito derrate.
Il robusto basamento in muro di pietra ospita i locali del pianterreno e sostiene la soprastante struttura in legno realizzata a Blockbau su cui é strutturato il piano rialzato, il quale é circondato sui tre lati esposti al sole da un lungo ballatoio in legno.
La cucina a volta con il focolare aperto (fogolar davért).
👉A piano terra la Stube é parzialmente rivestita in legno ed ha una stufa in maiolioca di epoca rinascimentale la cui bocca di caricamento si trova nell'adiacente cucina, che ha il soffitto a botte e fogolar davért.
👉Stube e cucina danno sul corridoio d'ingresso, che le separa da due locali di servizio: una Steingaden, cioé un locale che funge da dispensa per le scorte alimentari ed una Kammer, stanza singola con funzioni analoghe. Il corridoio comunica con la sottostante cantina tramite una scala a chiocciola.
👉 Al piano superiore ci sono quattro camere da letto separate da un corridoio-giroscale nonché un'aia e due ampi locali-deposito (fieno e altro): i locali a destinazione agricola sono ospitati sul retro dell'edificio, cioé nella zona a monte, a piano terreno ci sono due stalle separate, quella più ampia per le mucche e quella più piccola per i cavalli.
L'ampia Stube solo parzialmente rivestita da pannelli di legno, posta a piano terra, e due delle quattro stanze abitabili situate al piano superiore. La tipologia costruttiva é quella del maso a corpo unito.



9 febbraio 2021

L'importanza del letamaio

Avere un buon letamaio serviva a tutti: agli animali, alla famiglia, ai campi e ai prati falciabili. Era indispensabile per la sopravvivenza del contadino di montagna...
In tedesco il verbo düngen significa fertilizzareDüngen é anche il nome del letame. Il letamaio era anche molto apprezzato dai pennuti di casa: galline e oche che erano a loro volta gli apprezzati fornitori di uova in servizio tutto l'anno, anche la domenica.
Ancora a metà Novecento non erano rari i casi in cui l'abitazione era priva di gabi-
netto
: bisognava uscire e recarsi nell'apposito gabbiotto, oppure "arrangiarsi".

Se in malga lo smaltimento delle deiezioni animali e umane poteva essere fatta in maniera - diciamo così - più sportiva, in casa la cosa andava considerata con maggiore attenzione: ci si viveva tutto l'anno, non solo per la breve estate delle praterie alpine.
👉In linea di massima ogni casa disponeva di una fossa dove veniva versato il letame prodotta dagli animali della stalla, letame che comprendeva l'importante frazione liquida dell'urina. Sempre lì confluivano le deiezioni umane ed anche quel poco che rimaneva dopo aver dato gli scarti di cucina al maiale.

12 novembre 2020

Un grande maso a corpo unito: è l'Hackler Hof di Kufstein (in Tirolo), che apparteneva ad una famiglia benestante

Questo importante maso a corpo unico è una tipica costruzione dell'Alpbachtal, una delle più belle vallate tirolesi. Risale al 1675 e si trovava a 1.090 metri di quota (ora è stato spostato al museo etnografico di Kramsach).
L'elaborata struttura è realizzata in Blockbau, appoggiata su un robusto basamento in muratura. I balconi che corrono attorno all'abitazione e che sono utilizzati per scopi di stoccaggio, sono caratteristici della zona. Il tetto a due spioventi è coperto di scandole e stabilizzato con numerose pietre.

La zona giorno ( sx) ha una pianta centrale, sul lato destro dell'ampio spazio c'è la Stube e una cucina, a sinistra due camere. Al piano superiore ci sono altre tre camere e le casse-deposito delle scorte di grano. La grande stalla dispone di spazi separati destinati ai bovini, ai cavalli e agli ovini.


La Stube ospita una stufa verde in maiolica, segno sicuro dell'appartenenza ad un ceto sociale superiore. Il tavolo circondato dalla panca risale al 17° secolo e le finestre sono state ripristinate alle loro dimensioni originali.


La vasta e importante cucina ripete il classico impianto a focolare aperto, ma con soffitto e canna del camino in legno, due soluzioni inusuali che testimoniano di un largo impiego di precauzioni costruttive volte ad evitare il rischio di incendi. Il maso dispone di un forno esterno per la cottura del pane e sul tetto c'è il piccolo campanile con la campana per richiamare gli uomini dai campi.

Nella sezione agricola, la stalla e il fienile sono collegati anche da una scala interna ma l'accesso al fienile e al ripiano destinato alla trebbiatura avviene da tergo, sul lato a monte. La copertura, con torretta di richiamo dai campi, è rivestita con le classiche scandole di larice.